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Trovare sé stessi in adolescenza

Trovare sé stessi in adolescenza

Aggiornato il: 7 Mag, 2026

Trovare sé stessi oltre le logiche vincolanti della famiglia di origine. I legami familiari scrivono l’esperienza di noi stessi, del mondo ed il nostro futuro. Possono rappresentare un posto felice e caldo da cui partire per esplorare il mondo, o un luogo ostile che limita la normale espressione di sé. In entrambi i casi la fitta rete di relazioni e storie che è la nostra famiglia di origine, crea quei contenuti simbolici che sin dai primi giorni di vita organizzano il mondo interno di ciascuno di noi. Miti e mandati familiari che danno forma alle convinzioni più profonde su noi stessi e sull’altro. I nostri valori, bisogni fondamentali, obiettivi, e ferite. Trovare sé stessi implica riconoscere ciò che dai legami precoci ti è stato passato. Scoprire come abbiano strutturato te stesso ed il tuo mondo, e finalmente scegliere ciò che davvero vuoi ti appartenga, e ciò che non desideri più portare con te. Differenziarti, e così muoverti verso ciò che per te è davvero importante.

Famiglia, la simbiosi normale

Famiglia, la simbiosi normaleDimentica ciò che sai di te stesso e della realtà, ed immaginati nei tuoi primi giorni di vita. Fuori dell’ambiente caldo e sicuro del ventre materno, sete fame e dolore sono sensazioni interne nuove e spiacevoli. Che provengono da te ma non puoi gestire in autonomia. Controllare gli arti, sostenere il collo e perfino cambiare di posizione nel lettino può essere difficile e frustrante. Stimoli esterni oggi banali come una forte luce diretta, eccessivo caldo o freddo sono una minaccia che non puoi fronteggiare da solo.  
 
Con brevi vocalizzazioni o con il pianto, se necessario, chiamerai a te un adulto che possa prendersi cura di te. Se quelle cure saranno pronte e adeguate in termini concreti ed affettivi, vivrai uno stato emotivo di benessere e sicurezza. Diversamente ansia e paura diverranno prevalenti, sino a stati francamente terrorifici e marasmatici (Spitz, 1943), con gravi ripercussioni sullo sviluppo della personalità.
 
Fin dal primo confronto con la realtà, impari dunque quanto profondamente la tua esistenza dipenda dall’altro, e dallo stato del legame con l’altro. Quella fitta rete di relazioni che è la nostra famiglia, attutisce l’impatto con una realtà sconosciuta. Ogni aspetto del mondo viene tradotto per noi da un adulto responsabile, in qualcosa che può essere capito, ed auspicabilmente risolto.
 
Attraverso le relazioni precoci letteralmente impariamo a vivere. Ci vengono date quelle peculiari modalità di interpretare ed adattarci al mondo. Nella relazione con i nostri genitori, e sulla base dei suoi pieni e vuoti, si sono determinate quelle convinzioni, valori, bisogni ed obiettivi che ci accompagneranno anche in età adulta. In più modi siamo dunque le persone, le relazioni e le storie che abbiamo vissuto. Ed è questa consapevolezza, il punto di partenza per trovare sé stessi.

Trovare sé stessi, fra fusione e identità

Bowen e la differenziazione del sé
Murray Bowen
Bowen (1979) parla di massa indifferenziata dell’io familiare per spiegarci come su queste basi vi sia un grado variabile di fusione emotiva e intellettuale tra i membri di una famiglia. Grado che esprime la misura in cui i membri di una famiglia sono emotivamente e psicologicamente intrecciati gli uni con gli altri, influenzandosi reciprocamente e condividendo gli stessi schemi di pensiero, valori e comportamenti. Un grado elevato di indifferenziazione determina una difficoltà a distinguere i propri bisogni, emozioni e desideri, da quelli degli altri membri della famiglia. Ciò può indurre un’ipersensibilità alle emozioni altrui, un eccessivo bisogno di approvazione e un’incapacità di sviluppare un senso di sé autonomo e distintivo. Impedisce di trovare sé stessi e prendersi la propria identità.
 
La fusione emotiva inoltre fisiologicamente a generare conflitti interpersonali, poiché i membri possono sentirsi soffocati, intrappolati o costantemente sotto pressione per soddisfare le aspettative degli altri. Il concetto di massa indifferenziata dell’io familiare esprime ciò che ostcola la differenziazione, che è al contrario la capacità di un individuo di mantenere un senso di sé indipendente e distinto, pur mantenendo connessioni emotive con la famiglia d’origine.
 
Un individuo ben differenziato è in grado di gestire le proprie emozioni e pensieri in modo autonomo, e prendere decisioni indipendenti pur rimanendo connesso emotivamente con gli altri membri della famiglia. La differenziazione è considerata un indicatore di maturità emotiva e di salute psicologica e relazionale.

Miti e mandati familiari

Trovare sé stessi fra miti e mandati familiariIl mito famigliare è in tal senso proprio quell’insieme di credenze, valori e storie che una famiglia condivide e tramanda di generazione in generazione (Andolfi, 2003). È la storia raccontata più e più volte di quel nonno emigrato in America dove ha poi fatto fortuna. Di quel grosso guaio fatto da un parente che ha ricoperto di vergogna l’intera famiglia. Del dolore per una perdita. che quella mamma ha affrontato chiudendosi nella tristezza per anni. O dei sacrifici che l’intera famiglia per conquistare una posizione sociale o economica.  
 
Storie che si intrecciano defininendo l’identità, i valori e le aspettative di una famiglia. Miti radicati nella cultura e nelle esperienze del sistema famigliare, che hanno funzione prescrittiva e proscrittiva. Ci dicono cioè cosa è bene fare, e cosa assolutamente non fare o non essere. Un filo invisibile che unisce le vite dei membri della famiglia influenzando la percezione che ognuno ha di sé e degli altri, determinando aspettative e comportamenti. Indicando la traiettoria evolutiva che ogni membro della famiglia, ed in particolare i figli seguiranno nel proprio processo di differenziazione.
 
Ogni famiglia ha dunque miti che possono essere fonte di forza, o rappresentare un limite.   Il mandato famigliare è conseguentemente un “compito” o una “missione” non scritta, assegnata ai membri della famiglia ed in particolare ai figli, e basata sui miti condivisi (Boszormenyi-Nagy & Spark, 1973). Questo mandato influenza la percezione di sé e le scelte di vita in modo a volte positivo, ma può anche diventare un vincolo, se limita la libertà di espressione e realizzazione personale. Miti e mandati famigliari servono dunque a trasmettere valori, aspettative e comportamenti tra generazioni, influenzando l’identità individuale e il funzionamento emotivo dei membri della famiglia (Andolfi, 2003). 

Le nostre coordinate sul mondo

Per capirci meglio, immagina una famiglia in cui i miti prevalenti sia incentrati su tre elementi chiave: il successo accademico, la buona immagine sociale e l’indipendenza. In questa famiglia, le storie di realizzazione scolastica, il prestigio sociale e l’autosufficienza sono particolarmente valorizzate e condivise con orgoglio.

Possibili effetti positivi:

    • I membri della famiglia potrebbero essere motivati a impegnarsi negli studi e a perseguire carriere prestigiose, aumentando le opportunità di successo professionale e personale.
    • L’attenzione alla buona immagine sociale può incoraggiare il rispetto degli altri e l’importanza di comportarsi in modo etico e responsabile.
    • L’enfasi sull’indipendenza può sviluppare la resilienza e l’autostima, preparando i giovani ad affrontare le sfide della vita con sicurezza e competenza.

Possibili effetti negativi:

    • La pressione per ottenere successo accademico e una buona immagine sociale può portare a stress, ansia e burnout, compromettendo il benessere emotivo e relazionale.
    • I membri della famiglia potrebbero sentirsi giudicati o emarginati se non riescono a soddisfare queste aspettative, con possibili ripercussioni sulla loro autostima e relazioni interpersonali.
    • L’indipendenza può essere interpretata eccessivamente come un imperativo di autosufficienza, ostacolando la capacità di chiedere aiuto e sostenere relazioni reciprocamente appaganti.
 
Se un figlio si identifica con un genitore che veicoli questi miti, potrebbe sentirsi spinto a seguire le sue orme mettendo da parte i propri interessi e desideri per soddisfare le aspettative familiari. Al contrario, agendo per controidentificazione il figlio potrebbe ribellarsi a queste aspettative, scegliendo percorsi di vita diversi, a volte in modo provocatorio o autodistruttivo per affermare la propria identità e autonomia.
 
Processi di identificazione e controidentificazione si svolgono in modo prevalentemente inconsapevole, cioè automatico. Ciò comporta che eventuali disagi in termini di differenziazione possano risultare per un adolescente inspiegabili, venire erroneamente attribuiti ad una propria debolezza o difettosità, e su queste basi risultare difficilmente risolvibili. Tutto questo ti lascia intuire l’importanza di sviluppare consapevolezza sui miti e mandati che da sempre vivi, e le loro implicazioni.
 
Nel tuo viaggio verso l’autonomia e l’affermazione del sé, il mito familiare può diventare un prezioso alleato o un ostacolo da superare. La chiave sta nel riconoscere il suo impatto sulla tua vita, e scrivere finalmente di tuo pugno quelle parti di te e del tuo futuro che realmente desideri.

Trovare sé stessi fra le persone e le storie che creano la tua identità

Famiglia, e comunicazione, il confronto per trovare sé stessiAbbiamo parlato di come legami e storie creino parti di te. Iniziamo a capire che siamo la memoria di tutto ciò che abbiamo vissuto. Siamo storie. I legami più importanti della nostra vita, e le storie che comprendono hanno dato forma alle convinzioni che ci aiutano oppure ostacolano nel vivere fra le persone e nel mondo. Storie di pieni e di vuoti che creano i nostri bisogni, e quindi gli obiettivi personali. Ciò che così tanto desideriamo per noi stessi, o che proprio non vorremmo mai essere o vivere. Storie che si intrecciano nel film più complesso e affascinante che racconta la nostra famiglia.

Se pensi allora alla tua famiglia come ad un film, puoi renderti conto di come le storie più importanti di ciascuno influenzino ogni altra persona della famiglia, dando vita a significati, valori, regole, comportamenti e, infine, personalità uniche.

In adolescenza vivi il naturale bisogno di esplorare il tuo ruolo all’interno di questo film familiare. E forse stai già scoprendo che alcune delle storie che hai ereditato dalla tua famiglia ti aiutano a capire chi sei e chi vuoi diventare, mentre altre ti limitano o ti confondono.

Il tuo compito, oggi, è appropriarti dell’identità che desideri in questo film. Riconoscere e riscrivere il tuo ruolo nella famiglia, e poi nel mondo, così che rifletta chi sei e desideri essere. Potresti ad esempio decidere di dare maggiore importanza a una storia di resilienza, coraggio e forza personale, mentre riduci l’importanza di una storia che riguarda la conformità alle aspettative familiari o alla buona immagine sociale. Questo lavoro di revisione delle tue storie ti permetterà di diradare la confusione, affermare la tua identità e sostenere il tuo processo di differenziazione del sé. Cioè in breve, trovare sé stessi.

Durante questo percorso è essenziale mantenere una comunicazione aperta e onesta con la tua famiglia. Condividi ciò che stai scoprendo o desiderando, ciò che della tua storia intendi modificare, ed ascolta le loro reazioni ed emozioni. In questo modo potrai confrontarti con una nuova narrazione familiare basata sull’empatia, la comprensione ed il rispetto reciproco.

Certo, non è scontato ottenere supporto incondizionato alle proprie scelte. Ma è fisiologico che un sistema familiare opponga resistenza al cambiamento di una delle sue parti, perché implica l’adattarsi e dunque il cambiare di tutte le parti che lo compongono. Ma il confronto conserva il potenziale necessario ad un’autentica separazione dagli aspetti indesiderati, appartenenza ai valori sintonici, e realizzazione del sé.

Affrontare questo processo in solitudine non è l’unico modo. Un percorso terapeutico può realmente permetterti di stare meglio. Esercito come psicologo a Roma, sentiti libero/a di contattarmi. Capiremo insieme a che punto sei con la tua vita, e come muoverci verso ciò che per te è importante.

Nel frattempo porta con te alcuni spunti che possono aiutarti in ciò che hai davanti.

Trovare sé stessi tra individualità e connessione

Differenziarti dalla tua famiglia implica trovare un equilibrio tra il tuo bisogno di autonomia, e la necessità di mantenere un legame affettivo con i tuoi cari. Esplorare ciò che puoi essere fra le tante storie e possibilità che hai intorno, mantenendo una connessione con la tua famiglia. Si tratta di un equilibrio che può sopportare alcuni eccessi, facendo però attenzione quando necessario, a riportare il giusto peso sull’altro piatto della bilancia.

Coltivare la tua autostima e l’identità personale

L’autostima e un’identità personale solida forniscono stabilità alla tua crescita. Per sviluppare una sana autostima impara a riconoscere ed apprezzare i tuoi talenti, le tue capacità, e i tuoi successi. Ma accetta le tue debolezze ed i fallimenti con gentilezza e compassione.

Sostenere e nutrire le amicizie

Trovare sé stessi in adolescenzaLe amicizie in adolescenza aggiungono significato a ciò che siamo. Ci permettono di scoprire parti di noi stessi, esplorare nuove strade e provare un senso di appartenenza al di fuori della famiglia. Di di si a chi ti accetta per ciò che sei, e a chi aggiunge nuove possibilità di esplorare la tua identità e il mondo.

Affrontare la pressione dei coetanei e imparare a dire di no

Durante l’adolescenza la pressione dei coetanei può essere intensa e travolgente. È importante distinguere tra le richieste legittime, e quelle che mettono in pericolo la tua integrità e il tuo benessere. È davvero molto importante tu impari a dire di no con fermezza quando necessario. Afferma te stesso con assertività e rispetto.

Gestione dello stress e autocompassione

Imparare a gestire lo stress in modo efficace è fondamentale per il tuo benessere. Cerca di sviluppare strategie di coping, come la meditazione, l’esercizio fisico o l’arte. Interessi che ti aiutino a rilassarti e focalizzarti sul presente. E non dimenticare l’autocompassione: trattati con gentilezza e amore, come faresti con la persona cui vuoi più bene al mondo. Ma come si fa a immaginare una vita serena e appagante, se non si da alcuna importanza a quel sentire sé stessi, e avere cura di sé stessi, proprio come si fa normalmente con qualcuno cui si vuole bene? Se non ci sono dei momenti del quotidiano in cui fermarsi e rivolgere davvero attenzione e importanza a come ci si sente. Uno sguardo comprensivo verso di sé, un gesto di riconoscimento, conforto o premura lucida e intenzionale verso la persona con cui hai sempre vissuto e sempre vivrai al mondo. Proprio tu, non altri. Così anche nei momenti difficili, certo fa piacere ed è utile in una certa misura cercare o ottenere supporto dall’altro. Ma ognuno di noi deve imparare qualcosa che non sempre ci viene insegnato, cioè avere un vivo rapporto con sé stessi, e coerentemente con questa possibilità, avere cura di sé.

L’adolescenza è un momento di scoperta che ci permette di riconoscere i valori, le attitudini, i sogni ed i ruoli che ci appartengono. Trovare sé stessi. Se ti sentissi in difficoltà o da troppo tempo fermo, un percorso terapeutico può sbloccare le tue risorse ed aiutarti a vivere il tuo pieno potenziale. Ricevo nel mio studio di psicoterapia a Roma ed anche come psicologo online, sarò felice di lavorare con te. Se vuoi, qui puoi trovare informazioni concrete su come funziona una psicoterapia per adolescenti.

Fonti bibliografiche

Spitz, R. A. (1943) Hospitalism: An inquiry into the genesis of psychiatric conditions in early childhood

Bowen, M. (1979), Dalla famiglia all’individuo

Andolfi, M. (2003) Manuale di psicologia Relazionale

Boszormenyi-Nagy, L., Spark, G.M. (1973) Lealtà invisibili

Dr Festo Terenzio calendario prenotazioniIl primo colloquio è uno spazio in cui iniziare a conoscerci, capire meglio cosa stai vivendo e farti un’idea del percorso terapeutico. Se senti che questo può essere il momento giusto, prenota il tuo primo incontro.

Le tue domande frequenti

Mi sento vuoto, o come se vivessi col pilota automatico. È normale?

Molti ragazzi e ragazze mi dicono qualcosa di simile. E anch’io da adolescente ho provato  e vissuto sulla mia pelle periodi decisamente complicati. Momenti in cui ci si sente come se la vita scorresse, mentre non si fa che guardare fuori dal finestrino. Forse alcune cose non ci spettano, forse non siamo fatti per provarle o viverle. O forse siamo diversi, troppo diversi e basta. A volte tutto questo può nascere da ragioni che hanno bisogno di essere viste e capite, magari finalmente. Si può partire da qui.

Ma in ogni caso l’adolescenza è tanto complicata quanto l’età adulta, e per certi versi di più. Si deve davvero entrare nelle relazioni e nel mondo adulto con poche competenze rispetto a quello che servirebbe. C’è il confronto con gli altri, amici e familiari. E più di tutto ci si deve appropriare di sé stessi, e portarsi lì fuori con una sicurezza che non sempre può trovare le condizioni per esprimersi. 

Spesso non c’è nulla di grave, se non un passaggio difficile. L’adolescenza è una fase in cui molte certezze si riorganizzano. Le idee su di sé, sulle relazioni e sul futuro cambiano rapidamente. A volte la mente prende un po’ di distanza proprio per fare spazio a qualcosa di nuovo.

Se però questa sensazione di vuoto ritorna spesso, o inizi a notare una tristezza che non passa, provare solitudine o voglia di stare a lungo per conto tuo, lontano dal resto delle cose, parlarne con qualcuno può farti stare meglio. Persone che conosci e di cui ti fidi, un terapeuta. Spesso già il fatto di trovare delle parole che descrivano ciò che stai vivendo, ti riporta un po’ di più verso te stesso. Ma la chiave è nella relazione, e nelle relazioni. Non siamo sistemi autonomi. Abbiamo in più modi bisogno dell’altro, per costruire una vita degna di essere vissuta. 

Perché cambio idea su chi sono ogni pochi mesi e mi sembra di non avere una personalità vera?

Molti ragazzi pensano che la propria identità dovrebbe essere qualcosa di stabile e definito. Quando invece si accorgono di cambiare interessi, idee o modi di essere, possono sentirsi confusi o pensare di non avere una vera personalità. In realtà l’identità non è qualcosa di già pronto. È più simile a un processo. Si provano ruoli, valori, stili diversi. Alcune cose vengono tenute, altre lasciate andare. Questo non è un segno di instabilità. Spesso indica che la persona sta cercando di capire cosa sente davvero suo e cosa invece appartiene alle aspettative degli altri. Col tempo, molte di queste esperienze si integrano. Alcuni elementi restano, altri si trasformano. E pian piano emerge una sensazione più continua di sé. Ma se alcuni cambiamenti ti sembrano troppo rapidi, come cicli che si ripropongono slegati da ciò che veramente senti di decidere in prima persona, cioè intenzionalmente, allora possiamo fermarci per qualche momento ogni tanto, e parlare insieme di ciò che vivi.

Se cerco di essere più me, piuttosto che ciò che vuole la mia famiglia, mi sento in colpa.

A volte il senso di colpa nasce perché nella famiglia ci sono aspettative molto forti, oppure perché per anni si è imparato a essere il figlio o la figlia che non crea problemi. Quando si inizia a prendere più spazio per sé, può sembrare di fare qualcosa di sbagliato. Ma le relazioni familiari, di solito, anche fra momenti complicati si adattano. Nel tempo si adattano. Ma il tuo tempo è ora. Il senso di colpa è: “ho fatto qualcosa di sbagliato”. Se ti stai muovendo in modo responsabile, se stai concretamente cercando un posto nel mondo sia pure con scelte non sempre condivise, forse potresti provare a fare pace con quel senso di colpa, piuttosto che adattare le tue scelte in primo luogo alle aspettative dell’altro. Forse anche questo ipotetico altro, guardandosi indietro fra molti anni, lo preferirebbe.

Perché a scuola o con gli altri mi sento finto, come se recitassi un ruolo?

In molti sentono di interpretare una parte, e non solo in adolescenza. Il problema nasce quando questa adattabilità diventa una sorta di controllo costante su sé stessi. Quando ci si osserva continuamente dall’esterno, chiedendosi se si sta dicendo la cosa giusta o se si verrà giudicati. In questi momenti vale decisamente la pena di spostare l’attenzione da come si appare, a come ci si sente davvero.

Non ho amici, oppure mi sento invisibile anche quando sono con gli altri. Cosa posso fare?

Sentirsi soli può essere molto doloroso. Spesso sembra che tutti gli altri abbiano gruppi, uscite, relazioni. Quando questo non succede è facile iniziare a pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in sé. In realtà le amicizie non nascono tutte allo stesso modo e non arrivano per tutti nello stesso momento. Alcune persone hanno bisogno di più tempo, e contesti più tranquilli per sentirsi a proprio agio. A volte una buona mossa è iniziare da situazioni più gestibili e vicine a sé e ai propri interessi. Un ambiente in cui altri con le tue stesse passioni facciano cose che anche tu ami fare. Dove si possa parlare con qualcuno senza la pressione dei grandi gruppi. La rete ad esempio è un mondo, e se usata bene può portare nel mondo. Ma anche vicino casa il più delle volte, c’è un primo passo che è più interessante che difficile da fare. 

Come capisco se un’amicizia mi fa bene o se resto solo per paura di rimanere da solo?

Come ti senti dopo aver passato del tempo con quella persona?

Alcune amicizie lasciano una sensazione di leggerezza, di essere stati visti o capiti almeno un po’. Altre invece lasciano stanchezza, tensione, rabbia o la sensazione di dover essere diversi da come si è. Nessuna relazione è perfetta, e magari proprio questo è il bello. Ma nel tempo dovrebbe permettere di sentirsi abbastanza liberi di essere sé stessi, senza dover continuamente dimostrare qualcosa.

Mi confronto continuamente sui social e mi sento sbagliato, soprattutto con il mio corpo. Come esco da questo loop?

Sui social si vede sempre una versione molto, molto selezionata della realtà. Foto scelte con attenzione, i momenti “migliori”, filtrati fino all’inverosimile. Se diventano il metro con cui valutare sé stessi, è troppo facile iniziare a sentirsi in difetto. A volte si deve fare un passo di lato, guardarsi intorno e capire cosa succede, se lasci che il mondo viva davvero il tuo corpo imperfetto.

Quando è il caso di parlare con qualcuno di quello che sto vivendo? Ho il dubbio di esagerare

Molti ragazzi esitano perché pensano che i propri problemi non siano abbastanza importanti. O si ha paura del giudizio, o di non essere presi sul serio. Se qualcosa ti fa stare male, crea confusione o ti sembra difficile da affrontare da soli, questo è già un buon discrimine. Devi sentirti in diritto di concederti un pò di spazio, perché non sempre altri ti faciliteranno in questo. A volte basta una conversazione con una persona di fiducia. In altri casi può essere utile confrontarsi con un terapeuta, che possa darti uno spazio sicuro in cui capire meglio cosa sta succedendo, e trovare modi più utili per affrontarlo. Chiedere aiuto significa semplicemente che si sta cercando un modo per stare meglio.

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