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Dipendenza affettiva Sintomi Tipologie e Cause

Dipendenza affettiva Sintomi Tipologie e Cause

Aggiornato il: 7 Mag, 2026

Dipendenza affettiva, è ciò che normalmente viviamo nelle relazioni più importanti. Con i nostri genitori, amici o nell’amore romantico. Amore, sicurezza, appartenenza, sono alcuni dei bisogni fondamentali di ogni persona. La dipendenza affettiva, di per sé, non ha nulla di negativo. Racconta anzi della nostra capacità di costruire legami significativi e reciproci, in cui riconoscersi, crescere insieme, e costruire una relazione che duri nel tempo. Ma cosa accade quando questo bisogno naturale si trasforma in una necessità assoluta? Quali forme può assumere una dipendenza affettiva patologica, e da dove nasce?

Dipendenza Affettiva Patologica

dipendenza affettiva sintomiIn letteratura scientifica esistono molti modelli che inquadrano il fenomeno della dipendenza affettiva. Un recente modello che parte da riferimenti teorici finalmente solidi e basati sulle evidenze scientifiche, definisce in modo utile la dipendenza affettiva patologica (Pugliese 2019). Ma contributi importanti ci derivano anche dai costrutti di Love addictions, co-dipendenza, dipendenza relazionale. Se da una parte l’esistenza di più modelli ci apre la mente, dall’altra può risultare confondente.

La ricerca cognitivo comportamentale (Pugliese, Saliani e Mancini 2019) restituisce una definizione puntuale di Dipendenza Affettiva Patologica nei suoi sintomi intrapsichici e relazionali fondamentali.

Nella Dipendenza Affettiva Patologica troviamo sempre una relazione percepita come irrinunciabile con un partner problematico che vede nel tempo la compresenza dei seguenti indicatori sintomatologici:

  1. Abusi, o violenza e/o manipolazione emotiva attuati dal partner problematico o da entrambi.
  2. Significativa sofferenza di uno o di entrambi i partner.
  3. Intenso timore di perdita, nonostante la percezione o consapevolezza di come la relazione comprometta il proprio benessere personale, relazionale, o professionale.

Rispetto alla possibilità di una separazione dal partner, nel dipendente affettivo ricorrono due tendenze da considerare come ulteriori specifici sintomi di dipendenza affettiva patologica:

  1. Quando la relazione è minacciata o la separazione viene agita vi è la forte tendenza a ricercare nuovamente il partner, o legami con caratteristiche simili.
  2. Estrema difficoltà o incapacità a chiudere la relazione, o tollerare che sia l’altro a farlo.

Questo recente e più robusto modello di Dipendenza Affettiva Patologica, discrimina inoltre fra tre classi generali di dipendente, in base agli scopi terminali specifici perseguiti. In questo quadro, mantenere la relazione diviene uno scopo solo strumentale del dipendente. Quindi un mero mezzo necessario per raggiungere uno scopo sovraordinato: Lo scopo di sentirsi degno, cioè di valore davanti a un partner di solito svalutante. Lo scopo di sentirsi amabile, cambiando, curando, o evitando la sofferenza di un partner tipicamente fragile o vulnerabile. Infine, lo scopo di sentirsi sicuri legati e protetti, nella relazione con un partner tipicamente distante o abusante. A questo ultimo riguardo è più conveniente pensare allo scopo di evitare di perdere la relazione, sentendosi con ciò soli e smarriti. Questi scopi, per altro, in coerenza con la teoria dell’attaccamento aderiscono ai bisogni frustrati e maltrattamento da parte dellle figure genitoriali, nelle fasi precoci della sua esistenza.

Nel dipendente affettivo uno o più di questi scopi, sarebbero quindi ciò che motiva a mantenere l’incastro relazionale drammatico.

Dipendenza Affettiva come si manifesta

La dipendenza affettiva patologica è una disfunzione della relazione che può manifestarsi in personalità molto diverse fra loro, non necessariamente patologiche. Può inoltre svilupparsi una forma patologica di dipendenza affettiva dal partner, dipendenza affettiva nell’amicizia, o dipendenza affettiva dai genitori.

dipendenza affettiva caratteristicheConsiderando la coppia, la relazione è asimmetrica a discapito del dipendente affettivo, che nel tempo si annullerà per soddisfare i bisogni del partner maltrattante, in un ciclo di sofferenza che si autoalimenta. Gli abusi che i dipendenti affettivi subiscono o agiscono includono manipolazione emotiva, forme di violenza psicologica, fisica e/o sessuale, sino ad atti francamente persecutori come stalking ed omicidio.

Ma quali sono le caratteristiche del dipendente affettivo tipico?
Cosa guida la scelta del partner?
Cosa motiva a rimanere in una relazione che genera tanta sofferenza?

Sviluppare coscienza del problema è il primo passo, ed è ciò che stai facendo. Divenire competente su ciò che vivi significa gettare le basi per i passaggi successivi, che riguarderanno il prendere buone decisioni per la tua vita, e agirle in termini concreti e operativi.

Test Online

Se vuoi, puoi svolgere il test sulla dipendenza affettiva per avere una prima indicazione. Ma per un uso etico, ricorda che un singolo test in nessun modo costituisce diagnosi. Solo un confronto con un professionista può fornire una diagnosi valida, e adeguate indicazioni per il trattamento.

Profilo del Dipendente Affettivo tipico

Nel dipendente affettivo tipico coesistono due tendenze opposte. Un aspetto indipendente, accomodante e gentile, ed un aspetto dipendente impulsivo ed aggressivo. Il suo obiettivo è garantirsi la vicinanza e sentirsi amato e necessario da un partner poco o per nulla disponibile, fragile o abusante, verso il quale sviluppa una vera e propria ossessione.

il profilo del dipendente affettivo tipicoDiversamente da quanto troveremmo in un disturbo dipendente di personalità, scopo principale del dipendente affettivo patologico non è principalmente quello di ricevere accudimento.

Piuttosto è regolato dagli scopi che il dipendente affettivo persegue. Uno fra i tre scopi fondamentali, come visto, può ad esempio essere amare e cambiare / salvare un partner emotivamente fragile, distante o violento. Come il proprio genitore problematico, o come l’altro genitore votato a salvarlo, che in più modi ha con ciò rinunciato a sé stesso. La scelta del partner illumina quindi un aspetto sorprendente, la cui lettura in terapia diviene centrale nella risoluzione del disagio (Pugliese, Saliani, Mancini 2019).

Dipendenza Affettiva Maschile e Femminile

La Dipendenza Affettiva Patologica può manifestare alcune caratteristiche specifiche anche in relazione al genere. Secondo Pugliese, Saliani e Mancini (2019), la condizione si articola intorno all’ossessione per un legame percepito come indispensabile, ma le modalità espressive del bisogno e della sofferenza possono trovare una certa variabilità, largamente influenzata da stereotipi culturali di genere obsoleti ma profondamente resistenti, per altro tuttora veicolati dai media e nell’arte. 

È importante sottolineare che la variabilità descritta non si basa su dati statistici ma dall’esperienza clinica, e non intende rappresentare categorie rigide. Si tratta piuttosto di tendenze che possono emergere in contesti personali e culturali specifici.

Dipendenza affettiva femminile

Nel genere femminile si osserva la tendenza a interiorizzare il timore dell’abbandono e sviluppare una forte identificazione emotiva con il partner, trasformando la relazione in un elemento centrale dell’identità personale. Questo fenomeno porta a una vulnerabilità, in cui il senso di incompiutezza e l’ansia derivante dalla possibile perdita dell’altro si manifestano con intensità, spesso accompagnati da una bassa autostima e da una marcata tendenza a sacrificare i propri bisogni a favore della relazione.

Pugliese, Saliani e Mancini (2019) a tal proposito puntualizzano l’importanza della cultura “nell’influenzare la scelta del partner e il prototipo di relazione di coppia, incoraggiando l’attaccamento duraturo, la realizzazione di nel matrimonio e il ruolo spesso subordinato e dipendente della donna”.

Dipendenza affettiva maschile

Nella dipendenza affettiva maschile può presentarsi un quadro caratterizzato da comportamenti impulsivi e da una propensione a minimizzare o nascondere la propria fragilità emotiva. Nel dipendente affettivo la difficoltà nel riconoscere e gestire le proprie emozioni si traduce in una ricerca compulsiva del contatto e del possesso, seppur mascherata da atteggiamenti di autonomia apparente. Nella dipendenza affettiva maschile la tendenza a non esprimere apertamente il bisogno di sostegno e la paura di apparire vulnerabili, possono portare ad una dinamica relazionale in cui il legame diviene sia elemento di controllo che rifugio per contenere le insicurezze. Nel dipendente affettivo uomo dunque, questi potenziali tratti contribuirebbero ad avviare e mantenere cicli interpersonali che rafforzano la dipendenza emotiva.

Dipendenza Affettiva Tipologie

Negli anni 90 la comunità scientifica internazionale ha prestato maggior attenzione alla dipendenza affettiva patologica. Diversi approcci hanno offerto nuove lenti attraverso cui esaminarne la natura e la dinamica, definendo specifiche tipologie di Dipendenza Affettiva, e aprendo con ciò la strada a più prospettive di intervento.

dipendenza affettiva tipologieIl termine co-dipendenza, ad esempio, identifica una tipologia di dipendenza affettiva centrata su dinamiche relazionali che portano un individuo a divenire eccessivamente preoccupato e dipendente dal benessere di un altro, spesso nel contesto dell’abuso di sostanze o malattie mentali. Parallelamente, la dipendenza relazionale ha messo in luce la ricerca ossessiva di affetto e approvazione, a costo della propria autonomia e benessere. La love addiction ha invece aggiunto al quadro della dipendenza affettiva una tipologia di dipendenti mossi dalla ricerca compulsiva dell’innamoramento romantico e della passione, nonostante le sue conseguenze negative.

Il dialogo tra diversi approcci ha generato una profonda riflessione sulla natura delle relazioni umane, e sul delicato equilibrio tra amore, dipendenza e autonomia. Ci ha mostrato come realtà simili possano essere lette in modo diverso, lasciando emergere talvolta realtà non riconosciute che necessitano ulteriori approfondimenti. Scopriamone alcune, ma raccomando di tenere fermo il riferimento al modello più attuale e comprensivo precedentemente visto, di Dipendenza Affettiva Patologica.

Dipendente Affettivo Codipendente

dipendente affettivo codipendenteCLA, (Codependent Love Addicts): rappresentano forse il profilo più comune. Si tratta di una tipologia di Dipendenza Affettiva dove i dipendenti sono caratterizzati da forte senso di insicurezza e marcata bassa autostima, e instaurano relazioni profonde con individui cui si attaccano disperatamente. Nella speranza di garantirsi vicinanza, essere ricambiati o non essere lasciati, questi individui antepongono le esigenze del partner alle proprie, confondendo l’amore con il sacrificio. Si sentono incompleti senza un partner e spesso rimangono in relazioni insoddisfacenti per paura della solitudine. Generalmente permissivi sino all’accettazione di chiari soprusi, manifestano un controllo passivo aggressivo dell’altro e della relazione. La co-dipendenza affettiva, una volta riconosciuta prevalentemente nel contesto delle relazioni con individui con problemi di dipendenza da sostanze, ora viene intesa come una problematica a sé. L’amore può divenire una dipendenza affettiva patologica, e richiedere precise manovre terapeutiche per uscirne. Beattie (1987) nel suo “Codependent No More” ha esplorato profondamente questa dinamica fornendo un quadro comprensivo sul fenomeno.

Dipendente Affettivo Ossessivo

dipendente affettivo ossessivoOLA, Obsessed Love Addicts: sono caratterizzati da pensieri e comportamenti ossessivi nei confronti del partner, che spesso sfociano in gelosia estrema, controllo e una paura paralizzante di perdere l’altro. Mostrano consistenti difficoltà a chiudere la relazione anche quando il partner presenti caratteristiche che lo rendono palesemente non disponibile. Spesso coinvolge partner distanti o non disponibili a livello emotivo o sessuale, o con caratteristiche fortemente egocentriche, o aspetti di dipendenza da sostanze, gioco o attività non compatibili con una relazione a lungo termine (Peabody, 1989).

Dipendente dalla Relazione

dipendente dalla relazioneRA (Relationship Addicts): diversamente dalle altre tipologie di dipendenza affettiva, il dipendente qui comprende di non essere più innamorato del partner. Spesso profondamente infelice e provato dal punto di vista sia emotivo che fisico, si ritiene tuttavia incapace di separarsi dal partner. La paura è di rimanere soli, del cambiamento o di ferire il partner. Indipendentemente dalla qualità o dall’appropriatezza della relazione, la sua identità e autostima sono profondamente legate al fatto di avere un partner, al punto da sentirsi perduti senza una relazione (Peabody, 1989).

Dipendente Affettivo Narcisista:

dipendente affettivo narcisistaNLA (Narcissistic Love Addicts): in associazione con il disturbo narcisistico di personalità, manifestano un pattern unico di dipendenza affettiva. Desiderano intensamente l’amore come gli altri tipi di dipendenti affettivi, ma sono anche profondamente auto-centrati. Usano la relazione per dominare l’altro ed alimentare un senso grandioso del sé, che maschera il deficit nell’autostima. Piuttosto che cercare conforto o sicurezza emotiva nel partner, gli NLA cercano ammirazione, adorazione e validazione. Diversamente dal dipendente affettivo tipico non sono affatto accondiscendenti, né disposti a tollerare nulla che possa interferire con il loro bisogno di rifornimento narcisistico. Il loro amore appare dunque condizionato in base al grado in cui il partner li fa sentire speciali o superiori. Questa tipologia di dipendenza affettiva comprende persone che non si dimostrano dipendenti, appaiono anzi distaccati finché il partner non agisce il primo tentativo di chiudere la relazione. In tale circostanza entrano nel panico e si servono di ogni mezzo utile ad evitare l’abbandono, inclusa la violenza (Lancer, 2014).

Dipendente Affettivo Ambivalente:

dipendente affettivo ambivalente OLAALA (Ambivalent Love Addicts): Questa tipologia di dipendenza affettiva include dipendenti con organizzazione di personalità evitante o disturbo evitante di personalità. Ricercano disperatamente l’amore o sono profondamente coinvolte in una relazione, ma al tempo stesso temono l’intimità e la vicinanza. Ciò determina un ciclo continuo di avvicinamento e allontanamento dall’altro. Ogni relazione di coppia, entro limiti sani si fonda sulla naturale capacità di dipendere affettivamente dall’altro. Le caratteristiche stesse del disturbo evitante di personalità rendono tuttavia la dipendenza dall’altro uno scenario particolarmente temuto. Il conflitto fra autonomia e dipendenza viene dunque gestito tramite l’evitamento, che coincide con la chiusura della relazione agita o subita (Mellody, Wells & Miller 2003). Non tutte le persone con disturbo evitante di personalità sono dipendenti affettivi. Se si gestiscono adeguatamente i propri timori di dipendenza, è possibile mantenere una relazione di coppia, dove vivere con reciprocità i propri bisogni di amore e vicinanza. Una rete sociale anche piccola ma ben rappresentata può inoltre contribuire a soddisfare adeguatamente i bisogni di appartenenza, stima e realizzazione.

Gli ALA sono a loro volta distinti sottotipi:

  • Torch Bearers (portatori di fiamma): i Torch Bearers sono caratterizzati da un’intensa ossessione per un amore non corrisposto. Ricercano lungamente la relazione con persone spesso irraggiungibili o non interessate. Questo attaccamento unilaterale può durare anni, e spesso questi individui rifiutano altre opportunità attaccandosi alla speranza che un giorno il loro amore venga ricambiato. I Torch Bearers spesso trovano conforto nelle fantasie, più che nelle relazioni reali.
  • Sabotatori: attraverso atteggiamenti o comportamenti di varia natura, i sabotatori tendono a compromettere la relazione quando percepiscono che sta divenendo seria. Lo spettro temuto è l’intimità, attuale o potenziale che sia. Comportamenti di sabotaggio possono quindi verificarsi in qualunque momento. In occasione del primo appuntamento, rapporto sessuale, o quando il partner abbia espresso o richiesto un maggior impegno (Carnes, 1991).
  • Seduttori rifiutanti (Seductive Withholders): i seduttori rifiutanti tendono a sedurre e attirare un partner, quando avvertono il bisogno di compagnia o di fare sesso. Ma una volta ottenuto l’interesse dell’altro diventano evasivi, distanti o rifiutanti. L’inizio della relazione è caratterizzato da intensità e passione, ma quando la fase iniziale si affievolisce i seduttori rifiutanti iniziano a ritirarsi, creando un ciclo di avvicinamento e allontanamento che genera confusione e tormento per il partner. Se chiudono il rapporto sono inquadrabili come sabotatori, mentre se ripetono il modello disponibilità / non disponibilità sono propriamente seduttori rifiutanti.
  • Dipendenti Romantici: spesso confusi con i dipendenti dal sesso, i dipendenti romantici si legano in diverso grado a più partner. Intrattenere relazioni brevi e parallele permette loro di vivere aspetti di intimità emotiva, in un contesto generale che apparentemente contiene e protegge rispetto ai timori abbandonici o di dipendenza.

Le cause

Per iniziare a comprendere davvero le cause della dipendenza affettiva patologica, può essere molto interessante guardare alla scelta del partner.

Esplorando il passato del dipendente affettivo c’è di solito traccia di relazioni con partner disponibili e premurosi, dai quali si è tuttavia sentito oppresso e stancato. Come se a lungo andare avesse trovato poco motivante il legame con partner premurosi e capaci di soddisfare i bisogni dell’altro. L’interesse va invece a partner sfuggenti o distanti, vulnerabili o in diverso modo abusanti.

dipendenza affettiva causeUna tendenza controintuitiva ma del tutto coerente con il modo in cui tutti noi funzioniamo. La relazione con i genitori nei primi anni di vita, è ciò che dà forma a quello specifico stile di attaccamento che ci accompagnerà poi tutta la vita. Attraverso il legame con ciascun genitore il bambino crea dei modelli operativi interni di sé, dell’altro, e della relazione con l’altro. Un complesso di nozioni, regole e schemi profondamente radicati che scriveranno la forma che in età adulta daremo ai nostri legami, ed il prototipo di partner che in modo per lo più inconsapevole spesso ricercheremo. Se vuoi, puoi approfondire la Teoria dell’attaccamento, e gli stili di attaccamento romantico nell’adulto.

  • Risalendo alle cause della dipendenza affettiva, nell’infanzia del dipendente affettivo potrebbe quindi esserci stato un bambino che non poteva perdere l’amore di un genitore maltrattante.

  • O un bambino che ha anzi imparato a dare amore e supporto ad un genitore problematico e scarsamente in grado di ricambiare.

  • O ancora un bambino identificato con l’altro genitore, votato al sacrificio ed alla cura del partner problematico. Stiamo parlando dunque di ciò che costruisce le cause della dipendenza affettiva patologica.

La ricerca e la determinazione a restare in relazioni problematiche nonostante la sofferenza che impongono, origina da modelli profondi appresi durante le prime relazioni precoci. E dal bisogno inconscio di riscatto dai traumi vissuti in un’infanzia (Saliani, Pugliese e Mancini 2023).

Come superare la dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva patologica prende silenziosamente il controllo della tua vita nel bisogno assoluto di ottenere amore da una persona non disponibile, o che semplicemente non è in grado di darti ciò che per te è amore. Il modo totalizzante con cui questo bisogno ti governa potrebbe suggerirti che non è nella relazione attuale che nasce il reale problema.

Eppure potrebbe coesistere in te sia l’obiettivo sano di chiudere la relazione, che il bisogno intenso di mantenerla per evitare il dolore che ti anticipi con certezza intenso e insostenibile. Ma a proposito di ciò che è reale, sei qui. Potresti aver avuto il mio riferimento da un contatto, o cercato su google Dipendenza affettiva sintomi, Dipendenza affettiva tipologie. In ciascuno di questi casi esiste in te un’intenzione. Se vuoi, approfondisci il percorso di psicoterapia per la dipendenza affettiva.

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Le tue domande frequenti

Perché mi manca così tanto una persona che mi faceva soffrire?

Non eri legato/a solo a ciò che ti faceva male. Eri legato/a a ciò che quella relazione ti faceva sentire su di te. Nella dipendenza affettiva patologica, il partner diventa il mezzo attraverso cui cerchi di raggiungere qualcosa di più profondo: sentirti degno, amabile, importante, al sicuro (Pugliese, 2019). Queste sono solo alcune delle priorità che ciascuno di noi cerca di soddisfare, nella relazione. Scopi di solito per lo più inconsapevoli, iper investiti, e automatici. Anche se ti svalutava, anche se ti faceva soffrire, restava la persona che “poteva” darti quel riconoscimento. Questo almeno nelle speranze.

Quando la relazione finisce, non perdi solo qualcuno. Spesso si perde la possibilità di risolvere una ferita antica. Ecco perché la mancanza può essere così intensa, quasi sproporzionata rispetto ai fatti. Non stai rimpiangendo solo e soltanto l’altro. Stai rimpiangendo anche ciò che speravi di diventare o ottenere attraverso quell’altro. Questo non significa che dovresti tornare. Significa che il dolore ha un senso più ampio e profondo di quanto sembri, che spiega ciò che oggi potresti provare.

Come distinguere l’amore dalla dipendenza affettiva o dal trauma bond?

L’amore sano allarga, la dipendenza restringe. Nell’amore puoi desiderare l’altro senza sentirti annientato/a se si allontana. Nella dipendenza, la relazione diventa indispensabile per sentirti intero/a. Un criterio semplice ma utile è questo: se la relazione ti costringe a tradire sistematicamente te stesso/a, non è solo amore.

Nel trauma bond, il legame si rinforza attraverso alternanza di dolore e sollievo: ferita → riavvicinamento → promessa → nuova ferita.

Questo ciclo crea un’intensità che può essere scambiata per profondità, ma intensità non è intimità. L’amore può essere forte, ma non ti obbliga a perdere dignità per mantenerlo. Se per restare devi continuamente dimostrare il tuo valore, probabilmente stai cercando di guarire qualcosa che non nasce in quella relazione.

Perché mi sento “in astinenza” dopo aver chiuso una relazione tossica? È normale avere sintomi fisici?

Sì è normale. La dipendenza affettiva non è solo psicologica, il corpo si abitua all’alternanza di tensione e sollievo, all’attesa del messaggio, alla riconciliazione dopo il conflitto. Quando chiudi, non perdi solo la persona.
Perdi una regolazione emotiva a cui il tuo sistema nervoso si era adattato. Potresti anche provare agitazione, insonnia, nausea, senso di vuoto fisico, bisogno urgente di ricontattare l’altro. È il sistema che si sta disintossicando da un legame che funzionava anche come regolatore emotivo. Questo passaggio è delicato. Molti tornano proprio qui, non perché l’altro sia cambiato, ma perché il dolore dell’astinenza è temporaneamente più forte della memoria del danno. Se riesci a tollerare questa fase senza agire l’impulso, qualcosa dentro di te inizia lentamente a riorganizzarsi. E non è poco.

Perché con persone disponibili mi annoio, mentre mi sento vivo/a con partner distanti o problematici?

La noia coincide sempre di mancanza di amore?
O piuttosto mancanza di attivazione?

Se il tuo sistema emotivo è cresciuto in un clima imprevedibile, ad esempio amore alternato a distanza, approvazione alternata a svalutazione, l’intensità diventa qualcosa di familiare, quindi da ricercare. La calma può sembrare vuota. Con un partner disponibile non devi lottare per sentirti scelto/a. Non devi conquistare. Non devi dimostrare. E allora si attiva una sensazione strana: “Ma dov’è la scintilla?”  A volte quella scintilla è solo un vecchio eco. Il circuito della conferma: se riesco a farmi amare da chi è distante, allora valgo davvero (Pugliese, 2019).

La stabilità inizialmente può sembrare piatta. In realtà è un terreno nuovo, ancora non riconosciuto come sicuro. La passione sana non è assenza di intensità. È semplicemente intensità che non ti consuma.

Perché torno sempre allo stesso tipo di partner, anche quando so che mi farà male?

Perché non scegli solo la persona, scegli la scena. Ogni relazione che si ripete contiene un tentativo di soluzione.
Come se una parte di te dicesse: questa volta andrà diversamente. È la speranza di riscrivere qualcosa che in passato non hai potuto cambiare.

Se da bambino/a, ad esempio, hai dovuto adattarti a un genitore distante, fragile o svalutante, potresti aver imparato che l’amore si conquista. E inconsciamente potresti cercare partner che ti permettano di riprovare. Il problema è che la scena si ripete, ma con attori diversi. Sapere che ti farà male non basta a fermare il ciclo. Perché il ciclo non è guidato dalla logica, ma dal bisogno di sentirti finalmente degno/a, amabile, sicuro/a, o altro ancora che ha a che fare con la tua storia di vita e le prime relazioni (Pugliese, 2019). 

È possibile superare davvero la dipendenza affettiva o è qualcosa che mi porterò sempre dietro?

Si può superare, è una delle cose che normalmente si perseguono in terapia. La dipendenza affettiva patologica non è un destino, ma una strategia appresa. Se è stata appresa può anche essere trasformata. Quando ciò avviene la cartina tornasole è che si smette di usare la relazione per riparare la propria identità, o cercare inconsapevolmente risarcimenti rispetto al proprio passato. Quando inizi a sentirti degno/a anche fuori dello sguardo dell’altro la relazione cambia forma, ciò che cerchi in una persona (e quindi anche in un legame) cambia spontaneamente. Non è più una stampella, non si cerca più un’altra metà che faccia l’intero. Questo processo richiede tempo, perché tocca parti profonde, ma superate le prime grandi fatiche e sfide, è un’eredità positiva che poi rimane sempre con te.

Una riflessione che spesso mi viene portata, o meglio un timore e una domanda al tempo stesso è: ma così diventerà meno capace di amare? Proprio no, si diventa meno disposti a perdersi ma solo nel senso più spiacevole del suo significato. Ed è una differenza enorme.

Quanto tempo serve per uscire da una dipendenza affettiva?

Non c’è mai un tempo standard, ma una direzione. All’inizio il distacco può sembrare impossibile, poi lentamente qualcosa cambia. L’urgenza si attenua, i pensieri diventano meno totalizzanti, l’identità si ricompone. Siamo dentro un processo lineare, dove a volte possono esserci delle ricadute, momenti di nostalgia intensa, fantasie di ritorno o ritorni veri e propri, ma non si è mai punto e a capo perché in parallelo c’è lo spazio della terapia, dei guadagni che nel frattempo si sono ottenuti, e si va avanti seguendo il giusto timing, e i propri bisogni, momento per momento. Il tempo dipende da quanto profondamente quella relazione era legata alla tua autostima e ai tuoi scopi più intimi (Pugliese, 2019). Se attraverso l’altro cercavi di sentirti degno/a o al sicuro, il lavoro non riguarda solo la separazione. Riguarda te. Più che chiederti “quanto ci vorrà?”, può aiutare chiederti: “sto facendo qualcosa che mi restituisce una stabilità, anche piccola ogni settimana?”

Il cambiamento non è mai immediato in questo ambito, è cumulativo. Ci si ritrova a un certo punto ad accorgersi che alcune tendenze non esistono più, o sono talmente ridotte da cadere in base a una breve riflessione di opportunità sul momento. Ci si scopre a volere altro, cercare altro, e quando questo avviene siamo alla fine di un percorso sofferto, sudato ma si vive poi una soddisfazione che in precedenza non era immaginabile, perché le convinzioni erano tutte sull’immutabilità dell’io sono così, lo so io come sto in certi momenti, quando mai potrei cambiare? Cambiare si può, occorre solo decidere di voler iniziare.

La dipendenza affettiva può esistere anche senza violenza o abusi evidenti?

Sì e nella mia esperienza è la situazione più frequente. Non tutte le dipendenze affettive includono violenza esplicita, affatto. Di solito la sofferenza nasce da dinamiche più sottili. Bisogno costante di rassicurazione, paura intensa di deludere, sacrificio continuo dei propri bisogni, incapacità di immaginarsi senza quella relazione. Non serve un abuso manifesto perché il legame diventi irrinunciabile.

Prima ancora che quanto è grave ciò che l’altro fa,
è interessante chiedersi “quanto la mia identità dipende dalla sua presenza”. Se la tua stabilità emotiva crolla completamente ogni volta che percepisci distanza, potresti essere dentro una forma di dipendenza anche in assenza di violenza evidente. È un assetto relazionale che si è costruito nel tempo.

Come si fa concretamente a iniziare a staccarsi quando l’idea di perderlo/a sembra insopportabile?

Una buona idea in questi casi è intanto attivare tutte le ricorse. Amici, obiettivi altri diversi dalla relazione, un percorso terapeutico mirato, e in generale introdurre nuove cose nella propria vita. Detto questo non è necessario che sia immediato il distacco. Si può iniziare creando intanto le condizioni utili a sostenere meglio il poi. Un distacco totale può inizialmente sembrare intollerabile, ma potresti iniziare riducendo i contatti non necessari un po’ alla volta. Interrompere i controlli compulsivi è un primo passo molto importante. Sfidati, altrimenti non realizzerai mai la sensazione di potercela fare. Tornare a investire energie in un ambito solo e soltanto tuo (amicizie, lavoro, cura personale). Iniziare a notare le tue fantasie, le tue paure dandoti modo di rifletterci su, piuttosto che lasciarle sfuggire o connotarle con un giudizio negativo.

È importante imparare a tollerare il dolore senza usarlo come prova che devi tornare. Quando l’idea di perderlo/a sembra insopportabile, spesso ciò che terrorizza non è la perdita della persona in sé ma il senso di vuoto che immagini dopo. Lavorare su quel vuoto, che è già corporeo nelle sensazioni ed emozioni che si temono, comprenderlo, dargli parole, costruire alternative, è gran parte del lavoro in terapia. È un processo graduale, che non sempre ha bisogno di atti eroici, e ogni piccolo passo conta più di quanto pensi.

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