Ci sono momenti della nostra vita in cui lasciar andare ciò che fa male sembra impossibile. Continuiamo a sopportare il peso di tutto il mondo sulle spalle, semplicemente nell’abitudine di farlo. Tenacemente attaccati a quelle vecchie abitudini fatte di pensieri spiacevoli, ricordi dolorosi e preoccupazioni assordanti. Liberatorio, è la parola che più spesso ascolto in chi sente di essere riuscito a lasciar andare. In questo senso la terapia è un lavoro del togliere. Togliere ciò che mantiene la sofferenza, e quegli ostacoli familiari a tutti noi che sarebbero ben riconoscibili, se non fossero così silenziosamente mimetizzati nell’abitudine di viverli.
Sul lasciar andare
C’è una lotta silenziosa nella mente di molti di noi, ogni giorno. Un tribunale mentale in cui accusa e difesa non smettono mai di sfidarsi, anche quando non dovrebbe esserci nessun imputato. Un palco logoro dove più e più volte tornano in scena momenti di vita spiacevoli, seguiti da tutti i modi in cui le cose sarebbero dovute andare. Una lavagna corta e stretta in cui c’è spazio per scrivere solo spiacevoli frasi su sé stessi, fuori contesto, lontane da tutto ciò che siamo come persone intere.
Lasciar andare non significa ignorare, banalizzare o evitare ciò che proviamo e viviamo, ma accettare il flusso dei naturali eventi della vita. Lasciar andare è il processo intenzionale e consapevole di riconoscere i nostri pensieri, emozioni e reazioni fisiche, senza giudicarli o attaccarci ad essi. È l’arte di osservare con gentilezza le nostre esperienze senza lasciare che ci definiscano o ci controllino. E così rompere il ciclo delle reazioni automatiche e rispondere alle situazioni con maggiore calma e chiarezza.
Nel lasciar andare c’è l’imparare a liberarci dalle preoccupazioni, dai rimpianti e dalle aspettative che spesso ci trascinano giù. Farlo attraverso una maggiore consapevolezza di sé e una più profonda connessione con il momento presente. Lasciar andare, è un atto di gentilezza verso sé stessi. È un invito a rallentare, a respirare, e accettare la natura transitoria della vita. Lasciare andare non solo i pensieri e le emozioni spiacevoli, ma anche le rigide aspettative su come dovrebbero essere le cose, aprendoci così a una maggiore flessibilità e resilienza di fronte ai cambiamenti.
Cosa non permette di lasciar andare
Alcuni atteggiamenti verso sé stessi, l’altro ed il mondo, attitudini di pensiero o convinzioni, ci complicano enormemente la vita. Si tratta di cose che abbiamo imparato a fare molto tempo fa, e che forse in un altro tempo e contesto potevano proteggerci. Ma oggi non è più così, e possiamo cambiarle. La ricerca scientifica ci ha permesso di individuare numerose trappole della mente, e ci ha spiegato come trasformarle in altro. Il primo passo, per ciascuno di noi, è riconoscerle come parte della propria esperienza. Guardiamone insieme alcune.
Giudichi te stesso e gli altri: è la voce nera che ti descrive con aggettivi che rimandano all’inadeguatezza, debolezza, o ai tuoi presunti ed imperdonabili errori. Questa presenza critica aumenta i livelli di ansia, le emozioni negative, ed ogni singola volta conferma una visione negativa di te. Riconosci quella voce nera, inizia a dubitare di lei piuttosto che di te, e lasciala andare. Pratica la gentilezza e l’empatia non solo verso gli altri, ma anche e soprattutto verso te stesso. Imparare ad accettare sé stessi e gli altri senza giudizio, ci aiuta a costruire relazioni più solide e a vivere una vita più appagante (Neff, 2011).
Ti preoccupi di ciò che gli altri pensano di te: preoccuparsi eccessivamente dell’opinione altrui è logorante, oltre lo stress e l’ansia che genera, alimenta una trappola spesso invisibile: che la nostra autostima dipenda esclusivamente dall’altro. Vuoi davvero concedere all’altro il potere di definire chi sei? Questa ricerca di convalida esterna ti allontana dai tuoi veri valori e obiettivi. Lasciala andare. Imparare a concentrarsi su ciò che è importante per noi, piuttosto che su ciò che gli altri pensano, è un passo fondamentale verso il miglioramento dell’autostima e del benessere. Ricordare chi siamo e cosa vogliamo veramente dalla vita, è essenziale per vivere serenamente e con soddisfazione (Brown, 2012).
Tenti di controllare tutto: vivere in un mondo che sembra sempre più imprevedibile può portare molti di noi a cercare di controllare ogni aspetto della nostra vita. Questa ossessione per il controllo, tuttavia, genera per lo più ansia e frustrazione, specialmente quando ci troviamo di fronte a situazioni che sono, in realtà, al di fuori del nostro controllo. È una presenza spaventata e spaventante, che terrebbe qualunque mente in uno stato di silenziosa allerta e tensione. Lasciala andare. Imparare a distinguere tra ciò che possiamo e non possiamo controllare, e accettare la natura intrinsecamente imprevedibile della vita, è cruciale per conquistare una maggiore serenità (Hayes, 2005).
Non accetti la possibilità di sbagliare: la paura di sbagliare può paralizzarci, impedendoci di prendere iniziative o di provare cose nuove. Tuttavia, accettare la possibilità di errore è essenziale per il nostro sviluppo personale e professionale. Viviamo per prove ed errori, e questo è il modo in cui impariamo ad esistere al mondo. Gli errori sono opportunità di apprendimento che ci incoraggiano a pensare in modo più creativo e innovativo. Se riconosci dentro di te la spiacevole sensazione di una parte così esigente, ne vedrai anche una critica, ed un’altra ancora spaventata del controllo che non può avere su ogni aspetto della realtà. Lasciale andare. Accettare, perdonare e abbracciare i nostri errori ci permette di crescere e di adattarci meglio ai cambiamenti, migliorando così la nostra capacità di risolvere problemi e apprendere nuove competenze (Dweck, 2006).
Fuggi dalla realtà: negare o evitare la realtà, soprattutto quando è difficile o dolorosa, è un meccanismo di difesa comune. Tuttavia, questa strategia a lungo termine può portare a sentimenti di angoscia e disperazione. Riconoscere e accettare la realtà, pur essendo difficile, è fondamentale per sviluppare la resilienza e migliorare il benessere emotivo generale. Accettare la realtà così com’è ci permette di affrontare le sfide in modo più efficace e di adattarci meglio alle circostanze in continua evoluzione (Kabat-Zinn, 1994).
Metti gli altri prima di te stesso: a volte è opportuno privilegiare le esigenze dell’altro prima ancora che le nostre. Altre è semplicemente un gesto altruistico che racconta dei nostri valori, o dell’affetto che proviamo per l’altro. Ma se da gesto si eleva ad atteggiamento ricorrente, si chiama autosacrificio; uno schema disfunzionale che può collocarsi in un quadro disfunzionale più ampio. Dare priorità a te stesso significa concederti la serenità piena ed autentica che solamente tu puoi darti. E di buono c’è che indirettamente anche gli altri ne beneficeranno. Quando siamo in armonia con noi stessi possiamo offrire il meglio di noi, non dimenticarlo (Seligman, 2002).
Sei costantemente arrabbiato, triste o isolato: la rabbia, la solitudine, sono parte di ciò che ognuno di noi naturalmente vive. Ma emozioni come la rabbia, la tristezza o il senso di esclusione, se prolungate divengono altro. Un sistema di cose con effetti profondi sul senso di te e sulla tua vita. Imparare a gestire queste emozioni negative e stati mentali problematici può non solo migliorare la salute fisica, ma portare una concreta serenità e capacità di affrontare le sfide della vita (Sapolsky, 2004).
Ti concentri sulle cose sbagliate: spesso ci lasciamo sopraffare dalle preoccupazioni, permettendo loro di dominare pensieri ed emozioni. Concentrarsi sugli aspetti negativi della vita può portare a un aumento dello stress e dell’ansia. Restringere la nostra attenzione su ciò che conta veramente, su esperienze positive e sul coltivare la gratitudine, migliora davveri il benessere emotivo generale. Questo cambiamento di focus ci aiuta a costruire una prospettiva più positiva e soddisfacente della vita (Lyubomirsky, 2007).
Non dai al tuo tempo il suo reale valore: in un mondo fluido e veloce, può essere facile perdere di vista ciò che è veramente importante. Imparare a gestire il proprio tempo in modo efficace ci permette di dedicare più energia alle attività e alle relazioni che ci arricchiscono e ci danno gioia (Covey, 1989).
Il primo colloquio è uno spazio in cui iniziare a conoscerci, capire meglio cosa stai vivendo e farti un’idea del percorso terapeutico. Se senti che questo può essere il momento giusto, prenota il tuo primo incontro.
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