Malignant self-Regard e l’ostilità verso sé stessi
Autore: Dott. Festo Terenzio
Il Malignant Self-Regard (MSR) è un costrutto psicologico che coglie i nuclei comuni legati al Disturbo Narcisistico, Masochistico, Autolesionista, e Depressivo di Personalità. Huprich e colleghi mostrano un difetto nella struttura del sé comune a tutti questi disturbi di personalità. Un’organizzazione caratterizzata da un profondo senso di inadeguatezza, incessante autocritica con sentimenti di vergogna, perfezionismo, e gestione problematica della rabbia. Ciò pone la persona costantemente in bilico tra il bisogno di essere riconosciuta, e la paura di mostrare la propria fragilità emotiva. Dilemma che spesso conduce a negare i propri bisogni di cure e attenzioni, gestendo in silenzio la sofferenza come tentativo di mantenere una facciata di forza e autosufficienza. Il Malignant Self-Regard porta in un territorio emotivo dove depressione pessimismo e tendenze autodistruttive, convivono con fantasie di conferma, ammirazione o grandiosità.
Malignant Self-Regard, caratteristiche chiave
Al centro del costrutto di Malignant Self-Regard (MSR) c’è il concetto di autostima maligna. Una struttura del sé che si rintraccia nelle personalità narcisistiche di fenotipo vulnerabile, masochiste e depressive. Una struttura del sé consiste di sistemi motivazionali, meccanismi di coping, modelli di relazione e processi finalizzati a regolare l’umore e gli impulsi.
Nel MSR vi è la tendenza ad un pensiero perfezionista e idealizzante, ipersensibilità alla critica, credenze profonde di inadeguatezza, modelli comportamentali autodistruttivi e propensione alla depressione. A livello interpersonale ricorrono autoironia e al sarcasmo, iperreattività verso le opinioni degli altri, e la tendenza a mettere i bisogni e il benessere dell’altro prima dei propri.
Nel Malignant Self-Regard (MSR) risultano presenti questi tratti peculiari e distintivi:
- Autocritica Eccessiva e Persistente: la persona è spesso immersa in un monologo interno fortemente critico verso il sé, in cui il tema di fondo è centrato sui propri fallimenti (reali o percepiti).
- Depressione e Sentimenti di Vergogna: presenti sentimenti profondi di tristezza, disperazione e vergogna, spesso legati a un forte senso di inadeguatezza personale.
- Credenze di Inadeguatezza: nella ricorrente idea di non essere sufficientemente buoni o competenti, che conduce a una costante auto-svalutazione e ricerca di approvazione esterna.
- Perfezionismo e Auto-focalizzazione Ipersensibile: ricorre anche un’attenzione eccessiva ai propri difetti ed errori, accompagnata da elevati standard e la preoccupazione ossessiva per il giudizio altrui.
- Difficoltà nell’Esprimere Rabbia: a ciò si associa la tendenza a reprimere o a internalizzare le emozioni negative.
- Negazione dei propri Bisogni di Cure e Attenzioni: nonostante un bisogno intrinseco di attenzione e cura, tendono a negare o a svalutare i propri bisogni di cura, vedendoli come segni di debolezza o arroganza.
- Pessimismo e Tendenze Autodistruttive: pessimismo e comportamenti masochistici o autodistruttivi come modo di punirsi per la propria percezione di fallimento.
- Fantasie di Approvazione: Sebbene le persone con MSR tendano a svalutare i propri bisogni, spesso si perdono in fantasie in cui ricevono l’approvazione e l’ammirazione desiderate.
Malignant Self-Regard e disturbi simili
La diagnosi differenziale
Una valutazione psicodiagnostica accurata del Malignant Self-Regard richiede che i clinici considerino non solo i sintomi osservabili, ma anche i modelli sottostanti di pensiero e comportamento. La comprensione della storia personale dell’individuo, delle sue relazioni interpersonali e dei modelli di coping. La diagnosi differenziale è cruciale per distinguere il MSR da disturbi come il disturbo narcisistico di personalità (NPD), il disturbo borderline di personalità (BPD), e i Disturbi Depressivi.
- MSR vs. Disturbo Narcisistico di Personalità: Mentre il DNP è caratterizzato da grandiosità, bisogno di ammirazione e mancanza di empatia, il MSR include tratti di profonda insicurezza, autocritica e vulnerabilità emotiva. La differenziazione sta nella comprensione delle dinamiche interne: il Disturbo Narcisistico di Personailtà tende a proiettare i sentimenti negativi verso l’esterno, mentre il MSR li interiorizza.
- MSR vs. Disturbo Borderline di Personalità: Anche se entrambi i disturbi mostrano instabilità nelle relazioni e nell’immagine di sé, il MSR si distingue per l’enfasi sull’autocritica e la tendenza a internalizzare la sofferenza, piuttosto che esprimerla attraverso comportamenti impulsivi o estremi come nel Disturbo Borderline di Personalità.
- MSR e Disturbo Depressivo Maggiore: Il MSR condivide con la depressione tratti come la bassa autostima e il pessimismo. Tuttavia, nel MSR questi elementi sono profondamente intrecciati con la struttura narcisistica di personalità, risultando in un quadro più complesso che include autocritica, costante e rifiuto dei propri bisogni di cura.
Strumenti per la Diagnosi Differenziale
La diagnosi differenziale richiede un approccio olistico che combini interviste cliniche approfondite, valutazioni psicometriche e, quando possibile, osservazioni collaterali. Test specifici come il MMPI-2 (Minnesota Multiphasic Personality Inventory-2) e SCID-5 (Structured Clinical Interview for DSM-5) possono essere utili per identificare i tratti distintivi del MSR rispetto ad altri disturbi.
Ogni batteria testistica, comprende inoltre più strumenti disturbo specifici, fra i quali:
Malignant Self-Regard e relazioni interpersonali
L’impatto nelle relazioni e sul lavoro
I
l Malignant Self-Regard (MSR) influenza profondamente le relazioni interpersonali, sia personali che lavorative. Gli individui con MSR spesso vivono le relazioni come fonte di stress e insicurezza. Il loro bisogno di riconoscimento e allo stesso tempo il timore di essere vulnerabili o esposti a critiche, li porta a instaurare dinamiche relazionali complesse, caratterizzate da ricorrenti alti e bassi emotivi.
Le persone con MSR possono avere difficoltà a stabilire legami profondi e significativi a causa della loro tendenza all’autocritica e alla percezione negativa di sé. Questo può portare a relazioni caratterizzate da dipendenza emotiva, conflitto o distacco. In ambito lavorativo, possono emergere problemi di collaborazione o di leadership, dovuti alla loro esigenza di controllo e alla difficoltà di accettare feedback o critiche.
Malignant Self-Regard trattamento e cura
La terapia è centrata sulla persona; mira cioè a rendere consapevole l’individuo della propria struttura interna, e del modo in cui le caratteristiche che comprende interagiscono fra di loro. In questo processo la cura si centra anche sul realizzare un‘esperienza emotiva delle fasi precoci di vita in cui alcune ferite nucleari del sé si sono prodotte. Contestualmente si lavora alla creazione di parti sane e compassionevoli in costante dialogo con gli elementi auto aggressivi e critici interni.
Comprendere l’impatto del MSR sulle relazioni interpersonali è inoltre fondamentale per aiutare gli individui che presentano queste caratteristiche di personalità. Attraverso approcci terapeutici mirati è possibile migliorare la qualità delle interazioni sociali, e ridurre le dinamiche disfunzionali.
la gestione delle relazioni
La gestione delle relazioni per chi soffre di Malignant Self-Regard è spesso una sfida. Tendono a evitare situazioni che potrebbero esporli a giudizi negativi, limitando così le opportunità di formare relazioni autentiche. Inoltre, la loro difficoltà nell’esprimere emozioni in modo sano può portare a incomprensioni e conflitti.
Strategie di Intervento
Nel Malignant Self-Regard c’è un alto rischio di drop out se non si arriva intanto a una prima formulazione condivisa del funzionamento del disturbo. In altre parole un buon incontro, che da una parte permetta al clinico di riconoscere davvero gli aspetti di vulnerabilità interna della persona; ma dall’altra favorisca nel paziente quanto meno dei primi aspetti di insight, che confortino la motivazione al lavoro terapeutico. Può essere utile assumere una prospettiva schema therapy basata sui mode, e già in fase di ascolto servirsi della relazione terapeutica per introdurre il paziente verso questo tipo di lettura economica ma più puntuale del sé. Nella mia esperienza, seguendo un’ottica modulare, aspetti di compassion focused therapy sono preziosi proprio nelle fasi precoci dell’intervento.
- Huprich, S. K. (2014). Malignant self-regard: A self-structure enhancing the understanding of depressive phenomena. Psychodynamic Psychiatry, 42(3), 377-400.
Il primo colloquio è uno spazio in cui iniziare a conoscerci, capire meglio cosa stai vivendo e farti un’idea del percorso terapeutico. Se senti che questo può essere il momento giusto, prenota il tuo primo incontro.
Le tue domande frequenti
Perché dentro di te convivono due movimenti opposti che si tengono in equilibrio precario. Da una parte c’è una voce interna molto severa, che cerca di anticipare ogni errore, di correggerti prima che qualcun altro possa farlo. È una forma di protezione: se mi critico io per primo, forse farà meno male quando lo farà qualcun altro. Dall’altra parte proprio perché sei già così duro con te stesso, ogni critica esterna anche lieve, anche non intenzionale, può diventare intollerabile. Non viene vissuta come un’informazione ma come la conferma di qualcosa di temuto: “avevo ragione, c’è davvero qualcosa che non va in me”. Inoltre c’è una rabbia comprensibile, nell’ingiusto danno che percepisce chi già basta ampiamente a sé stesso, nell’aspetto di auto critica.
Questa sensibilità non nasce da fragilità superficiale, ma da una storia in cui il valore personale è stato sentito come instabile e condizionato. In terapia, il lavoro non è eliminare l’autocritica di colpo, ma ridurne il potere, così che una critica non debba più colpire il centro della tua identità.
Probabilmente per una parte di te, chiedere aiuto significa esporsi a un giudizio. Molte persone con questo funzionamento hanno imparato presto che mostrarsi bisognosi era inappropriato, pericoloso, riprovevole, e poteva portare vergogna, e il rifiuto dell’altro. Così hanno sviluppato un ideale di autosufficienza che non è serenità, ma difesa. Chiedere aiuto può attivare pensieri come:
“sto esagerando”, “dovrei cavarmela da solo”, “se mi vedono così, perderò valore”. E allora si stringono i denti e si va avanti, spesso a caro prezzo.
In questo senso, entrare in terapia è già di per sé un passaggio curativo, e un luogo in cui si impara presto che chiedere aiuto è una parte legittima e necessaria dell’esperienza umana.
Sì, ma non nel modo in cui spesso si prova a fare. Chi sta accanto a una persona con questo funzionamento può sentirsi spinto a correggere, spronare, rassicurare continuamente o, al contrario usare eccessive cautele. Entrambe le strade anche se mosse da buone intenzioni, rischiano di rinforzare la vergogna o l’isolamento. Ciò che aiuta di più è una presenza chiara e non giudicante, che non neghi la sofferenza ma nemmeno colluda con l’autosvalutazione. Dire, implicitamente o esplicitamente “ti vedo, ma non devo salvarti né correggerti per stare con te”. Anche mantenere confini è importante. La relazione può reggere senza che uno dei due si annulli, o si senta costantemente in difetto.
Trovo spesso una comprensibile confusione in chi si avvicina ad alcuni temi, e cerca conferma di una propria lettura. Spesso però dall’esterno alcune manifestazioni possono assomigliarsi, ma l’esperienza interna dell’altro può risultare molto diversa. Nel Malignant Self-Regard il centro non è la grandiosità nascosta, ma una relazione con sé profondamente svalutante. Il bisogno di riconoscimento esiste, ma convive con vergogna, autocritica e una tendenza a negare i propri bisogni. Non c’è tanto l’idea di “meritare di più”, quanto il timore di non meritare affatto.Per questo molte persone con questo funzionamento non si riconoscono nell’immagine stereotipata del narcisismo. Si sentono piuttosto stanche, in difetto, costantemente sotto esame.
Sì, e in molti casi inizia proprio da lì il lavoro. La vergogna e la diffidenza non sono ostacoli alla terapia. Sono semplicemente parte del problema che porta in terapia. Fingere che non esistano o aspettare che passino da sole rischia solo di rimandare il cambiamento. In un percorso ben costruito, queste emozioni possono essere nominate, esplorate, tenute dentro la relazione terapeutica senza che diventino motivo di giudizio o rifiuto. Non è necessario fidarsi subito. È sufficiente non doversi difendere continuamente. Molte persone scoprono che il vero cambiamento inizia quando smettono di dover apparire forti, brillanti o autosufficienti anche lì. Quando possono essere viste senza dover dimostrare proprio nulla.
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