Come riconoscere un narcisista? A volte ci imbattiamo in persone che sembrano possedere uno smisurato senso di sé. Un bisogno di riconoscimento e ammirazione, che lascia la sensazione di essere preteso di diritto. Se necessario anche manipolando e ferendo l’altro. Ma sono diversi e mutevoli i tratti intorno ai quali può organizzarsi questa personalità. Così non lasciamoci accecare dall’aspetto di grandiosità del narcisista tipico.
Altre volte, in effetti, potremmo trovarci davanti a una persona che non nasconde affatto le proprie fragilità, e anzi chiede spesso conferma o rassicurazioni. Aspetti di insicurezza che inizialmente potremmo anche interpretare come modestia, o apertura verso l’altro. Salvo poi rimanere sorpresi dall’improvvisa irritazione che può seguire a critiche anche minime. Da un risentimento di fondo che, solo nel tempo, leggeremo come la conseguenza di una personalità autocentrata. Queste sono alcune delle peculiarità che distinguono il comportamento del narcisista vulnerabile.
Ci stiamo allora accorgendo che non esiste un solo narcisismo, ma più funzionamenti narcisistici anche molto distanti fra loro. Ma tenendo a mente almeno le forme più comuni che questa personalità può assumere, delle scorciatoie non troppo pericolose esistono. Dei tratti comuni condivisi che, opportunamente declinati, aiutano a riconoscere un narcisista.
Il Falso Sé, la maschera del narcisista
Immagina un supereroe, invincibile dietro la sua maschera. Questa maschera onnipotente, prima che a vincere la sua sfida quotidiana nel mondo, serve a nascondere le proprie fragilità. Sei davanti al falso Sé del narcisista grandioso. Un’immagine idealizzata e velleitaria di perfezione e superiorità, creata per nascondere profondi sentimenti di inadeguatezza e vergogna. L’artificio è ciò che rende riconoscibile l’armatura del narcisista, e determina la tipica sensazione di non autenticità che facilmente percepirai nella relazione (Winnicott, 1960).
Al contrario, la maschera del narcisista vulnerabile non grida l’idea grandiosa della propria importanza personale. È una maschera in apparenza più modesta, che mostra i colori dell’insicurezza e del vittimismo. Un falso sé che nasconde in bella vista la propria fragilità, esibendola. Spesso molto sensibile e ansioso manipola l’altro, sollecitando continuamente una conferma e dunque riconoscimento. Ma questo senso eccessivo della propria importanza personale, non aiuta a riconoscere un narcisista. Non è sufficiente, e può anzi gettare fumo negli occhi perché comune a più personalità. Ma la presenza di altri tratti tipici, uniti a questo, possono iniziare a raccontare meglio una personalità.
L’illusione narcisistica
Il problema di ogni narcisista è che dimentica di aver messo quella maschera. Proprio questo gli impedisce di riconoscere che gli schemi di cui si serve per ottenere la relazione, sono simili a quelli che doveva usare il bambino piccolo che un tempo è stato. Poco visto e amato, o eccessivamente gratificato ed iperprotetto. Schemi che potevano risultare adattivi per quel bambino piccolo, ma non più adeguati all’età adulta.
Ognuno di noi a seconda delle circostanze può indossare una maschera, ma difficilmente copre l’intera figura. Ognuno di noi si serve di schemi precoci per stabilire e mantenere la relazione con l’altro. Ma di solito possediamo schemi multipli, flessibili e adattivi, che non consistono di artifici ed eccessi come strategia unica per ottenere il legame. È in questo aspetto di rigidità, che può consolidarsi il disturbo narcisistico di personalità (American Psychiatric Association, 2022).
È colpa tua: la gestione narcisistica della critica
Ogni critica viene percepita come un attacco inaccettabile. Il senso smisurato della propria importanza personale impone di collocare sistematicamente la colpa fuori da sé, attribuendola all’altro. Questo aspetto dell’illusione narcisistica viene gestito in genere attraverso processi difensivi che concludono nella svalutazione dell’altro. Questa modalità di gestione della critica e della colpa, è una delle tipicità che aiuta a riconoscere un narcisista.
Le relazioni narcisistiche, l’eterna sfida
Puoi riconoscere un narcisista anche dalla forma che assume la relazione. In modo spesso inconsapevole e automatico il narcisista è sempre sul rango. Le relazioni partono o finiscono col diventare una competizione in cui dev’esserci sempre un vincitore e un perdente, un dominante ed un sottomesso. Questo può rendere la terapia di coppia difficoltosa perché il narcisista, anche quando davvero non vorrebbe perdere il partner, non gioca per risolvere i problemi, ma per controllare allo scopo di dominare.
Se l’aspetto agonistico è immediatamente riconoscibile nel narcisista grandioso, altrettanto accade nel narcisista vulnerabile. Può apparire l’eterno sfavorito della competizione, che si mostra come la parte maltrattata o non apprezzata. Ma questa è anche una delle principali tattiche che da sempre usa per manipolare la dinamica delle relazioni a proprio vantaggio.
Questo modo di concepire le relazioni impedisce la comunicazione, avvia l’escalation di potere rendendo il rapporto un’inutile sfida, e priva il legame di autenticità.
La ferita narcisistica
Il rifornimento narcisistico consiste di tutte quelle forme di conferma che il narcisista ottiene dall’altro. Approvazione, adulazione, fama, notorietà, o anche la paura che l’altro può esprimere, confermando con ciò di dipendere profondamente dal narcisista. Sono il carburante indispensabile per la sopravvivenza del falso sé.
Anche il narcisista vulnerabile vive la costante sete di rifornimento narcisistico, che in questo caso è spesso focalizzata sulla conferma, stima, compassione e rassicurazione.
Il rifornimento narcisistico
La caduta depressiva dopo la ferita narcisistica
Dunque grandiosità, bisogno di ammirazione e potere, il senso di diritto e gli aspetti manipolatori con cui vengono pretesi. Tutto questo implica anche una certa mancanza di empatia, che nella mia esperienza è piuttosto situazionale. Non un deficit, come spesso si ipotizza, ma una capacità che è invece di solito presente, in persone che sanno essere anche generose, anche altruiste nei momenti e contesti possibili. Ma è una capacità che crolla, quando il narcisista sente che l’altro può ostacolare o compromettere i propri interessi.
Ma nel quotidiano cosa succede? In quali scenari tipici vedo questi tratti, e come si esprimono? Un aspetto ridondante che ora possiamo capire meglio, è lo schema tipico che segue la ferita narcisistica:
- Lunghi discorsi nei quali il narcisista, per ottenere ragione rilancia con la negazione, la proiezione e la razionalizzazione. Artificiose costruzioni logiche il cui senso è tuttavia spesso diffuso o vacuo.
- La fase successiva consiste nell’individuare un target per la colpa. Di solito persone o fattori esterni contro i quali puntare il dito.
- Ciò consente di esibirsi nel ruolo di sfortunata vittima, ottenere simpatia e comprensione, ed un nuovo rifornimento narcisistico.
Se queste strategie non funzionano e c’è in gioco qualcosa di veramente importante (ad es. retrocessione lavorativa o perdita, posizione economica o sociale, separazione o divorzio), si ha la caduta narcisistica. La persona entra in una marcata depressione, e smette di funzionare in alcuni o tutti gli ambiti di vita (Kernberg, 1975). A volte questi eventi critici avviano la motivazione a un cambiamento autentico, iniziare un percorso terapeutico, e sforzarsi davvero lottando anche contro parti di sé delle quali inizia a notare gli eccessivi costi.
La rabbia narcisistica
Quando la ferita all’autostima si riapre, può scatenare la rabbia narcisistica. Tre caratteristiche distinguono la rabbia narcisistica, dalla normale rabbia:
- è sproporzionata rispetto all’evento
- è irragionevole
- è intensamente aggressiva, o passivo-aggressiva
Il narcisista grandioso tende ad una rabbia intensa e irrazionale, che può esprimersi con improvvisi scoppi d’ira e aggressioni verbali o fisiche.
Il narcisista vulnerabile in genere mostra astio e forte risentimento protratti nel tempo. Comportamenti passivo-aggressivi come il sarcasmo o il silenzio punitivo, che possono degenerare anche in agiti fisici.
American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed., text rev.; DSM-5-TR). American Psychiatric Association Publishing
Kernberg, O. F. (1975). Borderline conditions and pathological narcissism. Jason Aronson
Winnicott, D. W. (1960). Ego distortion in terms of true and false self. In D. W. Winnicott, The maturational processes and the facilitating environment: Studies in the theory of emotional development (pp. 140–152). International Universities Press
Riconoscere, senza ridurre
Riconoscere un narcisista non deve portare a incasellare una persona in un’etichetta, né spiegare ogni difficoltà relazionale attraverso una sola chiave di lettura. Imparare a leggere alcune dinamiche ricorrenti, per orientarsi meglio nelle relazioni e nel proprio vissuto emotivo, questo è un buon obiettivo per sé stessi. Comprendere questi funzionamenti può aiutare a uscire dalla confusione, ridurre il senso di colpa cronico e recuperare lucidità. Un primo passo per interrogarsi su ciò che è davvero sostenibile? E quali cambiamenti siano possibili, dentro o fuori il legame. Oppure necessari.
Il primo colloquio è uno spazio in cui iniziare a conoscerci, capire meglio cosa stai vivendo e farti un’idea del percorso terapeutico. Se senti che questo può essere il momento giusto, prenota il tuo primo incontro.
Le tue domande frequenti
Forse all’inizio non stavi vedendo la persona, ma la versione costruita ad hoc per agganciarti. Nelle prime fasi la relazione può essere molto intensa, molte attenzioni, presenza, sintonia, quella magia. È parte di ciò che spesso viene chiamato idealizzazione, e in certa misura c’è sempre nell’innamoramento. I comportamenti dell’altro che danno una grande spinta all’idealizzazione non necessariamente sono studiati, finti e consapevolmente progettati. Ma ovviamente sono instabili, sono in quel desiderio di mostrare all’altro la parte migliore di sé, che dopo un po’ cede. Solo col tempo quando il legame si consolida o emergono frustrazioni, quella immagine perfetta cade in modo più riconoscibile, e lascia il posto alla svalutazione, distanza, irritazione.
Spesso mi viene portata questa esperienza. Perché con me è in un modo, e con gli altri è diverso?
Con altre persone può apparire empatico, generoso, attento, ma dentro la relazione potresti invece sentirti svalutato/a, confuso/a e sempre sotto pressione. Non è una contraddizione casuale. Le relazioni più intime attivano bisogni più profondi: controllo, conferma, paura di essere messi in discussione. In diverso grado capita a molti di noi. È nella coppia che emergono di più alcune incertezze, e per certo le dinamiche narcisistiche.
Con gli altri può essere più facile gestire la propria immagine. Con te, che sei più vicino entra in gioco qualcosa di più intenso. Questo non rende la tua esperienza meno valida, anzi. Ma il fatto che gli altri non lo vedano spesso aumenta il dubbio. Eppure non cancella ciò che vivi.
All’inizio magari reagisci, ti difendi, hai chiaro cosa non ti torna. Poi, nel tempo, qualcosa cambia, e potresti iniziare a giustificare o chiederti se stai esagerando. Questo può fare parte di uno schema di colpa che alcuni di noi hanno, e da qui la tendenza a sentirsi in colpa anche quando è evidente che si sta subendo un torto anche grave. O può succedere perché la responsabilità viene dall’altro continuamente e in più modi riportata su di te:
“Se reagisci così è perché sei troppo sensibile”
“Hai capito male come al solito”
“Se tu non avessi fatto […] io non avrei reagito così”
Il problema è nel riproporsi di queste modalità, non nella singola volta ovviamente. A forza di stare dentro questa dinamica la mente cerca una coerenza. “Se mi sento sempre in difetto un problema ci sarà… e forse sono io.”
Ma sentirti sbagliato è di solito l’effetto della relazione, non una prova che tu lo sia. Recuperare lucidità significa iniziare a mettere in discussione quel senso automatico di colpa.
Di solito non c’è una sola ragione. Una parte di te vede, è lucida, riconosce i segnali, ma l’altra resta agganciata. Questo nella mia esperienza accade per più motivi che si intrecciano. A volte il legame iniziale (quello perfetto) resta molto vivo nella mente, e c’è la speranza che possa tornare a com’era prima. Ma il dolore della perdita può sembrare più forte del dolore della relazione, e a volte si attivano bisogni più profondi, come quello di sentirsi scelti, riconosciuti e importanti, proprio da questo tipo di persona.
Uscire da queste dinamiche è un processo, cioè devi darti un po’ di tempo. In cui, ad esempio, iniziare a dare più peso a ciò che vivi oggi rispetto a ciò che speravi all’inizio. Più valore a te stesso, o te stessa, al tuo tempo e alle emozioni di cui si riempie anche attraverso le persone con le quali scegli di condividerlo.
Approfondimenti
Se in ciò che leggi riconosci aspetti della tua esperienza, o desideri approfondire meglio alcuni temi, qui sotto trovi articoli che potrebbero interessarti. Se invece stai cercando uno psicologo a Roma Balduina o vuoi maggiori informazioni sul percorso di psicoterapia online, puoi consultare anche le pagine dedicate.