Skip to main content
Sindrome dell’impostore e trauma complesso

Sindrome dell’impostore e trauma complesso

Aggiornato il: 7 Mag, 2026

A volte il prezzo da pagare per essere amati, è sacrificare parti di sé. 
Lasciare che siano priorità diverse dalle proprie,
a decidere ciò che è opportuno divenire.

Non ti viene detto esplicitamente, ma lo capisci presto.
Che essere te stesso non basta.
Che serve davvero di più.
Che se quel di più non lo trovi, non c’è posto per te.

Così impari a eccellere per non essere ignorato.
A volare, per non essere escluso.
A sacrificare parti di te,
perché bisogna fare quello che bisogna fare.

E infine, almeno agli occhi del mondo hai trovato le tue soddisfazioni.
Tu stesso, potendo tornare indietro cambieresti alcune destinazioni,
ma forse non il viaggio in sé.

Eppure, nel tempo, si sono fatte strada sensazioni sottili,
graffianti e faticosissime da portare con sé.
Che raccontano ogni successo come fosse una farsa,
te stesso come una bugia
e il futuro come un’inevitabile disfatta,
dove è solo questione di tempo, prima che tutti scoprano chi sei.

La sindrome dell’impostore non è una diagnosi, non compare nei manuali clinici. 
Eppure è un’esperienza talmente reale, profonda e invalidante, da meritare almeno nella chiarezza della sua etichetta la dignità di parole che entrino in risonanza con chi la vive. Perché spesso, già al primo sguardo, descrive esattamente ciò che si prova.

Cos’è la sindrome dell’impostore?

La sindrome dell’impostore non è un disturbo mentale.
È un vissuto interiore ricorsivo in cui la persona, nonostante risultati oggettivi, titoli, competenze riconosciute o ruoli di responsabilità, continua a sentirsi inadeguata, fraudolenta, indegna.

Non importa quante prove ci siano del contrario.
Dentro, qualcosa dice che è stato un caso.
“Solo” disciplina e sacrificio.
Che non c’è nulla di valore in te, e prima o poi qualcuno scoprirà la verità.  
Sindrome dell'impostore psicologo roma

È un pattern cognitivo ed emotivo complesso che può avere molte sfumature, ma un aspetto invariabile:
la paura di essere smascherati.

non sono come gli altri credono”.
“sono un bluff. E quando lo scopriranno tutto crollerà.” 

Questo vissuto può essere compreso solo leggendo la continuità della sua trama con ciò che è venuto prima. Esperienze precoci di invalidazione, trascuratezza emotiva, o richieste implicite rigide e incoerenti spesso difficili da riconoscere come traumatiche proprio perché prive di eventi eclatanti, come accade in ciò che oggi viene definito trauma invisibile, o trauma evolutivo. Quando queste esperienze non vengono riconosciute, elaborate e trasformate, possono consolidarsi in schemi stabili di inadeguatezza e auto-svalutazione. Una delle sue declinazioni più frequenti è quel sentirsi costantemente in difetto, che se da una parte può descrivere una disistima di sé, dall’altra è un disagio tipico anche di chi sente di dover rincorrere la performance, e allora del perfezionista. In ottica clinica la sindrome dell’impostore è una condizione trans-nosografica, che può risultare cioè sia in soggetti sani, che in organizzazioni sofferenti come nelle organizzazioni evitanti di personalità. Numerosi studi stimano che la sindrome dell’impostore è particolarmente frequente tra:

  • accademici
  • ricercatori
  • professionisti con alta responsabilità
  • medici, psicologi, avvocati
  • donne in contesti lavorativi ad alta competizione

Il doloroso paradosso è che più si raggiungono traguardi importanti, più ci si sente in trappola (Clance e Imes, 1978; Bravata et al, 2020; Hutchins, 2015). Più in alto “indebidamente” si sale, più ci si farà male cadendo. Andando a fondo, potremmo scoprire che quell’indebitamente non è legato alla qualità del proprio lavoro, ma alla natura del proprio merito personale.

La persona, nella naturale ricerca di senso e significato personale, giudica sé stessa più che il proprio operato. Giudica la storia personale che l’ha condotta fin lì, e gli aspetti di vulnerabilità attuale cioè i sintomi, che critica aspramente. Un corto circuito segnalato e mantenuto da sensazioni viscerali pervasive e talvolta invalidanti, che interferiscono e definiscono l’esperienza di sé nel quotidiano.

sindrome dell'impostore, i sintomi

Da dove nasce questo senso di inadeguatezza?

Nella mente di ognuno di noi esistono alcune idee, convinzioni nucleari, che tirano i fili delle nostre azioni, reazioni, così come delle emozioni che allora nel quotidiano spesso proviamo. “Non valgo un gran che” è una di quelle convinzioni nucleari che dipingono di rosso i vissuti quotidiani di chi soffre la sindrome dell’impostore. Attivando uno stato di allerta costante, ansia, talvolta rabbia, e certamente una dolorosa vergogna. Idee legate alla disistima di sé, che nascono e si consolidano attraverso esperienze emotive precoci e ricorrenti.

Una somma silenziosa di micro-esperienze relazionali in cui il bambino ha imparato che per essere visto e ottenere l’attenzione e il riconoscimento del genitore, deve rendersi visibile. Meritare ogni singola volta l’amore che gli viene concesso, e che diversamente non avrebbe.

In alcune famiglie, per il bambino questo significa fare le cose in modo tale da riuscire a distinguersi in qualcosa, ed essere quindi apprezzato dal genitore.

In altre, può significare fare le cose nel modo giusto. Ciò può andare dai banali gesti del quotidiano (spesso orientati alla prevenzione dell’errore, dove l’errore può significare essere grossolani, ingiusti, stupidi, e molto altro), all’assumere su di sé particolari ruoli o mandati all’interno del sistema famigliare (ad es. ruolo di cura, o il mandato di essere all’altezza o elevare un certo status socio economico e culturale).

Sindrome dell'impostore e infanzia, le cause

Nel tempo, il passaggio dal fare le cose giuste, all’essere nel giusto modo, è automatico.
Portiamo con noi le strategie che abbiamo appreso garantiscono la soddisfazione dei nostri bisogni.

In letteratura scientifica ricorrono contesti familiari rigidi o emotivamente carenti.
Famiglie in cui il legame affettivo era condizionato al rendimento.
O dove il bisogno veniva accolto solo se espresso nei modi giusti.
O ancora dove l’errore non era tollerato, e il fallimento veniva vissuto come vergogna.
Situazioni in cui, giorno dopo giorno, l’essere si è ritratto per far spazio al compiacere.

Chi oggi vive la sindrome dell’impostore, spesso mostra nella relazione romantica uno stile di attaccamento distanziante. Un’organizzazione interna che ha imparato a diffidare dell’intimità, negare i bisogni emotivi, e intendere il valore personale come intrinsecamente legato all’autonomia e la performance (Neureiter & Traut-Mattausch, 2016).

Ma a spiegare queste priorità tipiche c’è la realtà drammatica di non essersi mai sentiti davvero visti, se non come proiezione delle aspettative altrui. È da questa frattura identitaria che nasce il dramma dell’impostore.
Non dalla paura di non essere all’altezza, ma dall’intima convinzione che se ci si mostrasse per come si è, l’altro non ci riterrebbe degni di amore e stima

Il trauma complesso e le sue tracce nel presente

Alcune delle esperienze più traumatiche sono nelle ferite che si mimetizzano nel quotidiano e nel silenzio delle relazioni più intime.

  • Quando il bambino cerca uno sguardo e trova distanza
  • Quando esprime un’emozione e riceve biasimo
  • Quando mostra un bisogno e viene deriso, frainteso o ignorato

In questi ambienti si impara a diffidare, nascondere, conformarsi. E in ogni caso, ci si adatta a quell’amore possibile. Questo tipo di sofferenza prende il nome di trauma complesso, o trauma relazionale. Una condizione in cui il bisogno di essere accolti così come si è viene sistematicamente frustrato, e dove il legame affettivo è di fatto condizionato, ansiogeno e instabile.

Il bambino, per sopravvivere al dolore, impara ad adattarsi.
Ma nel farlo, si allontana da sé.

E così, da adulti, potremo avere successo ma non sentirlo mai davvero nostro.
Ricevere stima ma pensare che se sapessero davvero chi sono, cambierebbero idea.

Portare avanti carriere brillanti, relazioni solide, ruoli di prestigio, eppure sentirci sempre fuori posto.

Come se gran parte della nostra esistenza fosse stata scritta da altri, e oggi avessimo difficoltà a trovarla vera. Autentica. Intimamente nostra. 

Sindrome dell'impostore e trauma complesso
Fonti bibliografiche

Bravata, D. M., et al. (2020). Prevalence, Predictors, and Treatment of Impostor Syndrome: a Systematic Review. Journal of General Internal Medicine, 35(4), 1252–1275. https://doi.org/10.1007/s11606-019-05364-1

Clance, P. R., & Imes, S. A. (1978). The Impostor Phenomenon in High Achieving Women: Dynamics and Therapeutic Intervention. Psychotherapy: Theory, Research & Practice, 15(3), 241–247. https://doi.org/10.1037/h0086006

Hutchins, H. M., et al. (2015). Exploring the Impostor Phenomenon Among Higher Education Faculty. New Horizons in Adult Education and Human Resource Development, 27(2), 3–12.

Neureiter, M., & Traut-Mattausch, E. (2016). An Inner Barrier to Career Development: Preconditions of the Impostor Phenomenon and Consequences for Career Development. Frontiers in Psychology, 7, 48.

Test Online

Se lo desideri, puoi svolgere un test sul trauma complesso per avere una prima indicazione. Per un uso etico, ricorda che un singolo test in nessun modo costituisce diagnosi. Solo un confronto con un professionista può fornire una diagnosi valida, e adeguate indicazioni per il trattamento.

Sindrome dell’impostore, il percorso terapeutico

In terapia si parte da quello che senti. Da quel peso invisibile che ti accompagna da sempre; forse il bisogno assoluto di perfezione, la vergogna di esistere così come sei, e oggi il timore che prima o poi qualcuno ti smascheri. L’idea, incisa negli anni, che tutto ciò che fai sia in fondo solo una recita ben riuscita.

Il primo passo è costruire uno spazio dove non serve dimostrare nulla. Un luogo dove il giudizio non ha ragione di esistere, e ci si può guardare dentro senza essere travolti da vecchi fantasmi. È in uno sguardo diverso che, poco alla volta, nasce la possibilità di capire come davvero funziona il tuo mondo interno. E con lui, le difficoltà che vivi.

Non solo nei pensieri, ma soprattutto nelle emozioni più sgradevoli e radicate. Nelle sensazioni che stringono lo stomaco prima di parlare. Nel bisogno di evitare, nel terrore di esporsi, nella stanchezza di dover sempre riuscire a ogni costo. In questo percorso non ti viene chiesto di cambiare proprio nulla, ma di osservare. Nominare ciò che senti, e permettere anche a me di vederlo. Già il poter guardare in due qualcosa, spesso la rende diversa da come sarebbe nel silenzio di una sola mente.

Oltre questo punto ci sono strumenti cognitivi, esperienziali, immaginativi. Servono a riconoscere da dove viene ciò che provi, e ridurne il peso. Significherà non solo osservare, ma talvolta rivivere alcune memorie emotive, ridisegnare scenari interiori, riscoprire i tuoi valori, e le tue priorità. Non solo per lasciar andare ciò che ti fa male, ma anche per costruire un modo più autentico di stare con te stesso e con gli altri. Semplicemente, più tuo.

Dr Festo Terenzio calendario prenotazioniIl primo colloquio è uno spazio in cui iniziare a conoscerci, capire meglio cosa stai vivendo e farti un’idea del percorso terapeutico. Se senti che questo può essere il momento giusto, prenota il tuo primo incontro.

Le tue domande frequenti

Come faccio a distinguere la sindrome dell’impostore da una semplice insicurezza?

L’insicurezza può accompagnarci in alcuni momenti della vita o di fronte a nuove sfide. La sindrome dell’impostore, invece, è più specifica e pervasiva: non si limita a un’occasione, ma accompagna costantemente la percezione del proprio valore, fino a rendere ogni successo motivo di ansia o vergogna. Non riguarda tanto cosa fai, ma come ti senti anche quando fai bene.

E se poi scopro che in fondo ho davvero poco valore?

È una paura comprensibile. Ma la verità è che quel poco valore è spesso un’interpretazione, non un fatto. In terapia, esploriamo insieme da dove nasce quella sensazione e cosa la alimenta oggi. Il valore personale non è qualcosa che si misura, ma qualcosa che si riscopre nella possibilità di essere visti e riconosciuti.

Posso uscirne davvero, o dovrò sempre conviverci?

Non è possibile cancellare il passato, un ricordo, o una serie ripetuta di spiacevoli oppure orribili vissuti. Ma è possibile cambiare il modo in cui abitiamo quei ricordi. Il potere spesso silenzioso eppure deflagrante che hanno sulle nostre vite, pensieri, emozioni, sensazioni corporee e comportamenti. L’influenza che il passato ha sul nostro presente, e sulla traiettoria di vita.

Approfondimenti

Se in ciò che leggi riconosci aspetti della tua esperienza, o desideri approfondire meglio alcuni temi, qui sotto trovi articoli che potrebbero interessarti. Se invece stai cercando uno psicologo a Roma Balduina o vuoi maggiori informazioni sul percorso di psicoterapia online, puoi consultare anche le pagine dedicate.