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Splitting borderline: riconoscerlo e gestire la fase critica

Splitting borderline: riconoscerlo e gestire la fase critica

Aggiornato il: 7 Mag, 2026

Chi si confronta con il disturbo borderline di personalità, sa quanto alcune reazioni possano risultare improvvise, apparentemente inspiegabili e destabilizzanti. Lo splitting borderline è un processo interno rapido, potente e insidioso. La rappresentazione di sé o dell’altro può passare bruscamente dall’idealizzazione, alla svalutazione radicale. Immagini molteplici e contraddittorie possono coesistere inconciliabili, determinando un conflitto che indirizza la mente sul polo positivo, negativo, o su un logorante movimento oscillatorio. Questo complica dolorosamente la relazione con sé stessi e con gli altri, ed è un aspetto importante della sofferenza borderline. Non è invece una strategia manipolatoria, come può a volte apparire, ma un processo automatico e largamente inconsapevole, che può prevalere nei momenti critici o di stress. Proviamo a guardare dall’interno ciò che avviene. Distinguere dei primi segnali che possono segnalarci che il processo è in atto, avere un’idea di come funzioni, e alcune prime indicazioni per gestire meglio i momenti critici.

Cos’è lo splitting borderline?

Lo splitting borderline non è solo un passare dal bianco al nero nel giudizio su una persona. È il riflesso di una difficoltà più ampia che si manifesta in particolare nei momenti di stress relazionale. Ed è legata alla capacità di tenere insieme gli aspetti variegati della realtà, che per sua natura a volte possono essere contraddittori o incoerenti. Per fare un esempio, chi vive questa difficoltà può in un dato momento percepire sé o l’altro come totalmente onesto, affidabile e amabile, ma poco dopo come disonesto, inaffidabile e detestabile. Passati sul versante della svalutazione non è che i ricordi positivi spariscano. Piuttosto è la fase di un processo in cui essi hanno perso peso, e la persona si trova ormai in uno stato mentale che è -solo- di ingiustizia subìta, o di rivalsa (Dimaggio & Semerari, 2020). 

Responsabile di questo difetto nel processo, è l’abilità cognitiva di integrazione: emozioni, pensieri e immagini mentali opposte restano separate, senza un filo che le unisca in una visione d’insieme. In pratica la mente perde la capacità di vedere il quadro intero, e si concentra su una sola parte, che in quel momento sembra più urgente, pericolosadolorosa. È un meccanismo difensivo (Kernberg, 1967; Linehan, 2015) che può attivarsi in risposta a indizi anche minimi, connessi però a scenari estremamente temuti come il rifiuto, l’abbandono, o la svalutazione. Alcuni autori ritengono si tratti di un deficit stabile di integrazione. Altri, con cui la mia esperienza clinica concorda, la descrivono invece come una tendenza episodica e situazionale, che emerge in momenti di stress emotivo e relazionale, puntualmente legata a specifici scenari temuti.

Per chi vive una fase di splitting, quella rappresentazione positiva o negativa dell’altro è non solo la più probabile, ma l’unica visibile. All’altro questo salto appare improvviso e ingiustificato. In realtà nasce da un sistema di regolazione emotiva che, sotto stress, ha difficoltà a tenere insieme contenuti mentali molteplici e incoerenti, che spesso vanno anche in iperproduzione (come tentativo di problem solving), e si affollano caotici e contraddittori.

Splitting nel borderline, cos'è?

Splitting borderline nel quotidiano

Nello splitting borderline il passaggio dall’idealizzazione alla svalutazione è uno switch rapido, che può innescarsi anche da segnali minimi, che nel vissuto interno assumono però un peso enorme. Un messaggio visualizzato in ritardo, un tono percepito come distante, un cambiamento nei piani, sono elementi che meritano attenzione, ma in genere rimangono sullo sfondo. Mentre nei momenti di stress (o quando vengono toccate specifiche aree) possono divenire conferme affidabili di esclusione, rifiuto, abbandono o tradimento.

Ma stringiamo la lente per capire meglio il vissuto interno, e immaginiamo un qualsiasi attrito relazionale legato ai temi appena richiamati, magari nel contesto della relazione di coppia. Quando le difficoltà nell’integrazione si acuiscono, il lato positivo dell’altro può offuscarsi fino a scomparire. L’attenzione della persona aggancia selettivamente ulteriori indizi di realtà coerenti con le emozioni negative del momento. Ricordi spiacevoli o ambigui del passato confermano lo scenario temuto, e producono ulteriori contenuti senza una visione globale che mantenga una gerarchia. Senza quindi un punto di vista più ampio che ordini e semplifichi pensieri e rappresentazioni contraddittorie. Nel nuovo stato mentale in cui si è transitati prevalgono allora le rappresentazioni negative, e ogni episodio passato viene reinterpretato come indizio di disinteresse o ostilità. La persona amata di ieri può diventare oggi la fonte di frustrazione più intensa, e l’intensità emotiva di questa trasformazione è reale e totalizzante (Linehan, 2015).

Il periodo è quello che è.. sul lavoro uno schifo.. e io mi sento uno schifo. Ma fino a stamattina almeno ero felice perché pensavo che avrei passato il weekend con lui. Poi invece mi ha chiamata col tono di quando già so che mi farà rodere, e ha detto che forse non può venire perchè non gli danno ancora il cambio turno. Proprio nel week end, ma guarda un pò i casi. E ci ha messo pure il forse, per tastare il terreno, capisci il paraculo? Quasi ero contenta perché tanto lo sapevo che non gli bastavo più, ma ora lo odio e non voglio nemmeno vederlo perché non gli importa niente di me. Non so come ho potuto fidarmi”, racconta L.

Splitting e difficoltà nell'integrazione

Come funziona

Le parole “fino a stamattina ero felice di passare il week-end con lui” descrivono una felicità giustificata dai fatti. Cioè una relazione solida con un partner coinvolto, in genere molto presente ed eccessivamente rassicurante, come spesso accade nei legami che risentono delle dinamiche borderline.
In questi momenti la prospettiva positiva precedente non è dimenticata, ma perde bruscamente di peso. Minata da contenuti negativi che toccano le aree vulnerabili (rifiuto, abbandono, esclusione, tradimento), generando intense emozioni spiacevoli. E ciò a sua volta sollecita ulteriori pensieri ed emozioni negative, in un tunnel ideo emotivo che si auto alimenta e polarizza in modo rapido sul versante negativo.

Lo switch appare all’altro come un cambiamento improvviso e inspiegabile. Per chi lo vive, invece, è una risposta coerente con lo stato emotivo presente. Il problema non è cambiare idea, ma la temporanea impossibilità di mantenere attive entrambe le visioni (partner affidabile e innamorato / partner doppio giochista e traditore). Accedere alla mente dell’altro e alla sua prospettiva. Compararla con la propria, e con i dati di realtà più ampi. Attribuire ai pensieri di ciascun polo il giusto peso, conciliandone alcuni ed escludendone altri. Creando quindi una gerarchia ordinata di contenuti, coerente con una logica della complessità. La tendenza automatica è invece quella di lasciarsi guidare da interpretazioni basate sulle intense emozioni spiacevoli del momento. Emozioni che si gonfiano a dismisura perché connesse proprio agli scenari più temuti dalla persona. In questo caso il tradimento e l’abbandono (Bateman & Fonagy, 2004).

Le difficoltà nei processi cognitivi di integrazione

La ricerca scientifica ci mostra che alla base dello splitting borderline non vi sarebbe la sola instabilità emotiva di base, ma una difficoltà nella capacità cognitiva di integrazione. Cioè di quei processi cognitivi che consentono a rappresentazioni opposte di sé o dell’altro di coesistere, ed essere integrate senza conflitti che scadono in una polarizzazione impropria. Nella maggior parte delle persone con DBP, sottolineo che in condizioni neutre o non stressanti questa abilità è presente, e spesso si accompagna anzi a capacità cognitive superiori alla media della popolazione clinica e non clinica. La difficoltà emerge in particolar modo nelle relazioni significative, quando specifici trigger interpersonali attivano emozioni intense, legate a scenari temuti (ad es. il rifiuto, l’abbandono. contenuti legati a un’imagine negativa di sé).

Questo significa che sotto pressione emotiva, diventa quindi difficile ordinare e conciliare pensieri, emozioni e intenzioni, secondo la loro rilevanza e coerenza con i propri scopi. In quei momenti, le rappresentazioni positive e negative restano separate, e lo stato emotivo corrente diventa l’unico filtro della percezione (Dimaggio & Semerari, 2020).

Diversi autori, da altre prospettive hanno approfondito questo aspetto del funzionamento borderline, offrendo contributi importanti:

  • Attaccamento disorganizzato: esperienze precoci, incoerenti o traumatiche possono generare modelli operativi interni molteplici, instabili e contraddittori (Bowlby, 1980).
  • Pensiero dicotomico: la tendenza a interpretare persone e situazioni come totalmente buone o totalmente cattive, senza sfumature. Ciò che viene chiamato black and white thinking, tipico della fase adolescenziale e di alcune patologie specifiche, come il disturbo borderline di personalità (Beck, 1976).
  • Iper-reattività emotiva: risposte emotive intense anche a stimoli minimi o ambigui, percepiti come potenzialmente minacciosi (Linehan, 2015).
  • Cadute di mentalizzazione: nei momenti di forte attivazione emotiva, la lettura degli stati mentali propri e altrui si distorce, favorendo interpretazioni catastrofiche o ostili (Bateman & Fonagy, 2004).

Splitting Borderline, gli effetti sulle relazioni

Quando lo splitting si attiva, la difficoltà di integrare prospettive diverse sul sé e sull’altro genera passaggi rapidi tra stati mentali opposti, ognuno con pensieri, emozioni e scopi propri. In quei momenti, nel contesto delle relazioni la percezione può cambiare in modo istantaneo. Ciò che prima sembrava stabile e rassicurante, può diventare fragile o minaccioso. Queste oscillazioni tendono a proporre fenomeni relazionali tipici e ricorrenti:

  • Ciclo on/off
    Fasi di forte vicinanza, in cui la relazione appare intensa e sicura, si alternano a momenti di distacco o svalutazione, in cui prevale l’idea che l’altro sia distante o inaffidabile.
  • Test dei confini
    Davanti a segnali che richiamano il timore di rifiuto o abbandono, possono emergere comportamenti che attivano spiacevolmente l’altro nella relazionale, finalizzati però a cercare conferme sulla solidità del legame: richieste improvvise, provocazioni o allontanamenti per osservare la reazione dell’altro.
  • Rotture e ritorni
    Lo stato di svalutazione può portare a interruzioni anche temporanee del contatto. Il ritorno a uno stato positivo può generare riavvicinamenti rapidi e intensi, vissuti come sollievo ma anche come parte di un ciclo difficile da spezzare.
splitting borderline e cicli interpersonali problematici

Test Online

Se lo desideri, puoi svolgere il test sul Disturbo borderline di personalità per avere delle prime indicazioni. Per un uso etico, ricorda che un singolo test in nessun modo costituisce diagnosi. Solo un confronto con un professionista può fornire una diagnosi valida, e adeguate indicazioni per il trattamento.

Prime indicazioni per chi vive cicli di splitting

Se nello splitting borderline riconosci alcuni aspetti della tua esperienza, il primo passo non è cambiare ciò che provi, ma imparare a riconoscere quando sta iniziando.

Riconosci i tuoi segnali

Il corpo lo sa prima della mente, e fare attenzione ai suoi segnali può aiutarti molto più di quanto credi. Risparmiarti guai in cui il più delle volte non vuoi finire, o non certo fino a quel punto. Ma è necessario tu scelga di divenire competente su te stesso/a, individuando i segnali specifici che tu e solo tu vivi, che possano accendere quella spia rossa che ti dice “ok, sta succedendo, devo rallentare e mettermi in sicurezza“.

Sui segnali generali; di solito il respiro accelera, la tensione cresce nelle spalle (ma tu potresti sentirla nel petto, sul viso, nella pancia, etc). La schiena si irrigidisce, e il tono di voce diviene caratteristico. E da qui in poi, per rimanere sull’esempio che chiama in causa il tradimento/ abbandono, ogni piccolo gesto dell’altro cristallizza la certezza del fatto che all’altro non importa abbastanza di te. Quindi il primo passo è, riconosci i tuoi segnali. Cosa vivi nel corpo, e solo nel corpo, quando senti che stai per entrare in quel tunnel ideo emotivo?

splitting nel borderline, cosa fare?

Riconoscere questi segnali fisici e mentali è una competenza che si allena. È il momento in cui puoi dirti: “Ok, quando mi sento così so che inizio a raccontarmi solo una parte della storia. Meglio rallentare”. Questa consapevolezza non ferma l’onda emotiva. Ma volta dopo volta, riconoscere lo splitting può impedire che ti travolga.

Gestisci le tue emozioni

Cioè ascoltale, e impara ad usarle piuttosto che subirle. In terapia si lavora molto sulla regolazione emotiva, usando sia la relazione terapeutica che i protocolli DBT. Lo spazio ritretto di un articolo non consente realisticamente di passarti tutto ciò che ti è utile. Ma dopo aver sviluppato la competenza che ti permette di riconoscerti in una fase di splitting, quando la temperatura si sta scaldando troppo, abituati a porti ricorsivamente due domande:

  • come voglio sentirmi -dopo-?
  • ciò che sto facendo, è coerente con il modo in cui voglio sentirmi dopo?
  • Cosa mi conviene dire e fare, per creare un dopo sostenibile?

Nella risposta che ti darai, la prima tendenza potrebbe essere quella di seguire la tua parte vulnerabile, che in quel momento ti illumina come persona fragile e bisognosa. Portarti ad eccedere in comportamenti di compiacenza sino alla prostrazione. Non ti tutelano, è un ruolo in cui non potrai rimanere che per poco, e al quale seguirà la rivalsa.

O potresti seguire la tua parte punitiva, che eccede esigendo una soddisfazione immediata attraverso una punizione esemplare. Alla quale però può seguire pentimento, disperazione, colpa, vergogna, rimpianto. 

Sono alcuni esempi che ti mettono in guardia dal farti portare a spasso dalle emozioni, e da vecchi fantasmi. Verifica l’onestà con la quale stai rispondendo alle tre domande, usando come discrimine l’eccesso. Dove trovi contenuti eccessivi, polarizzati su versanti estremi, riformula su posizioni più moderate. Non significa diventare una macchinetta, ma quando i riferimenti rischiano di saltare, occorre struttura. Una procedura da richiamare alternativa a quelle automatiche già presenti, che ci tenga in sicurezza.

Problem solving

In quel rallentare, dopo aver riconosciuto i tuoi trigger, e ascoltato le tue emozioni, c’è una mente che deve avere il tempo di pensare al comportamento che sta avendo, e a quello più utile. Specie nei momenti caldi occorre quindi rallentare per considerare le diverse opzioni che realmente hai, e cosa davvero ti tutela di più. Spesso nei momenti critici, una pausa concordata è oro. Non un silenzio punitivo, un test per cercare rassicurazioni nel comportamento dell’altro, né un ritiro come evitamento. Un tempo minimo e onesto per proteggere te stesso e il legame. Potresti dirlo così:

  • Mi conosco, e so che in questo modo rischiamo di seriamente di andare oltre. Ti va se ci prendiamo un’ora (un pomeriggio / una notte di sonno) per respirare, pensare a quello che sta succedendo e a come risolverlo?

Durante questa pausa, per fare ordine potresti chiederti:

  • Le emozioni che provo ora sono giustificate dai fatti, o solo da interpretazioni personali? (Fatti Vs. interpretazioni, il checking dei fatti salva la vita)
  • Ho già vissuto situazioni simili? E come è andata poi?
  • Se guardassi questa stessa situazione dagli occhi di due diverse persone che stimo per la loro capacità di gestire le relazioni, quali altre letture mi aggiungerebbero?

    Non si tratta di mettere da parte le emozioni, ma di dare loro quel contesto più ampio che a volte manca. Evitare che tendenze automatiche e inconsapevoli prevalgano. Che le emozioni ci portino a spasso in posti in cui non vorremmo mai stare. E aggiungere comportamenti al repertorio ristretto di opzioni che in quei frangenti senti di avere. Questo richiede un percorso terapeutico come base sicura, una pratica costante, e la tua motivazione.

    Fonti bibliografiche

    Bateman, A. W., & Fonagy, P. (2004). Psychotherapy for borderline personality disorder: Mentalization-based treatment. Oxford University Press.

    Beck, A. T. (1976). Cognitive therapy and the emotional disorders. International Universities Press.

    Bowlby, J. (1980). Attachment and loss: Vol. 3. Loss, sadness and depression. Basic Books.

    Dimaggio, G., & Semerari, A. (2020). I disturbi di personalità. Modelli e trattamento metacognitivo interpersonale. Raffaello Cortina.

    Fonagy, P. (2004). Affect regulation, mentalization, and the development of the self. Other Press.

    Kernberg, O. F. (1967). Borderline personality organization. Journal of the American Psychoanalytic Association, 15(3), 641–685.

    Linehan, M. M. (2015). DBT® Skills Training Manual (2nd ed.). Guilford Press.

    Riflessioni personali

    Siamo profondamente interconnessi gli uni agli altri. Dipendiamo dalle relazioni, eppure siamo così profondamente auto centrati. Attenti a proteggerci da cose, con modi che non sempre fanno davvero i nostri interessi. E a volte anzi vanno così oltre ciò che davvero accade nel qui ed ora, portandoci proprio in quei film di cui non vorremmo mai far parte. In quanto ho scritto, ci sono aspetti della terapia Dialettico comportamentale, Metacognitiva interpersonale, e elementi di Schema therapy. Tutte prospettive che restituiscono quel contesto più ampio. Danno una struttura più efficace al pensiero, e un controllo più consapevole delle emozioni. E questo è utile nell’affrontare le difficoltà legate al disturbo borderline, così come nella crescita personale in genere. Come ripeto spesso, non nasciamo con il manuale di istruzioni. Ma possiamo imparare gli uni dagli altri, sempre.

    Dr Festo Terenzio calendario prenotazioniIl primo colloquio è uno spazio in cui iniziare a conoscerci, capire meglio cosa stai vivendo e farti un’idea del percorso terapeutico. Se senti che questo può essere il momento giusto, prenota il tuo primo incontro.

    Le tue domande frequenti

    Come faccio a capire se sto entrando in una fase di splitting?

    Il corpo spesso ti avvisa prima della mente: respiro accelerato, tensione muscolare, calore, rigidità. Se noti che stai leggendo ogni gesto dell’altro come una prova di disinteresse o tradimento, può essere un segnale che lo splitting si sta attivando.

    Lo splitting significa manipolare gli altri?

    Possiamo manipolare l’altro in un’infinità di modi diversi, ma no, lo splitting è un processo inconsapevole. Non lo scegli e non serve a controllare qualcuno. È piuttosto il risultato di una difficoltà temporanea nel gestire pensieri ed emozioni contraddittorie.

    Posso fermare lo splitting quando succede?

    Lo splitting non è qualcosa che si può spegnere “a comando”. Quando sei dentro l’onda emotiva, cercare di bloccarla con la forza di volontà rischia di aumentare frustrazione e senso di fallimento. Ciò che invece puoi fare è riconoscere i primi segnali che ti annunciano che sta accadendo, e in quel momento scegliere di rallentare.

    Può voler dire dirti: “Ok, sto entrando in quello stato in cui vedo solo una parte della storia”. Oppure usare piccoli gesti che ti aiutano a spostare l’attenzione dal vortice emotivo al corpo: respirare più lentamente, camminare, bere un bicchiere d’acqua. Sono strumenti semplici, ma servono a guadagnare tempo, a interrompere la spirale automatica.

    Un altro passo utile è dare parola a quello che provi: scriverlo, registrarlo a voce, o dirlo con frasi brevi e chiare al partner (“adesso mi sento sopraffatto, ho bisogno di un’ora per capire cosa mi sta succedendo”). Questo non elimina lo splitting, ma ti aiuta a non esserne del tutto in balìa.

    Nel lungo termine, ciò che davvero riduce la forza dello splitting è un percorso terapeutico, in cui impari a riconoscere i tuoi trigger, a distinguere tra fatti ed emozioni e ad accedere a più opzioni di risposta. Non è questione di “smettere di provare certe emozioni”, ma di imparare a gestirle senza che decidano loro per te.

    Lo splitting significa che la mia relazione è destinata a finire?

    No, è un aspetto di rischio, certamente, ma è solo una delle variabili che entra a far parte di un legame. Lo splitting non è la relazione, è una dinamica interna che si riflette su di essa. Con consapevolezza personale, il lavoro terapeutico e il supporto di chi ti è vicino, è possibile costruire legami più stabili e sicuri.

    Come può aiutarmi la terapia?

    Da soli è difficile riconoscere il modo in cui funzioniamo, individuare processi e schemi radicati e modificarli. La psicoterapia ti permette di intervenire in modo più ampio, in un lavoro che, come per ogni buon percorso, è centrato sulla tua unicità, pregi e difetti. Ciò che potremmo chiamare, personalità.

    Approfondimenti

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