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Terapia di coppia come funziona?

Terapia di coppia come funziona?

Aggiornato il: 7 Mag, 2026

L’innamoramento è quel primo momento di magia, oltre il quale può esserci però il vero amore. Un sentimento più adulto che dipende dalla capacità di vedere e capire davvero l’universo dell’altro. Nutrire il legame e patteggiare sulle inevitabili divergenze che emergono. Fare ciò rispettando sé stessi, ma evitando di farsi portare a spasso dalle proprie ombre non sempre è semplice. E no, una relazione sana non è affatto priva di conflitti, né problemi apparentemente insormontabili. Amare significa anche gestire insieme le difficoltà che si presentano. Problemi legati alla fiducia, al contatto emotivo, alla comunicazione o gestione dei conflitti. Momenti complicati che spesso possono essere affrontati e risolti insieme. Ma quando alcune difficoltà ricorrono, possono logorare il legame sino alla perdita. In questi casi la terapia di coppia può restituire una nuova intimità, e una relazione più forte e sicura.

Terapia di coppia e cambiamento

il cambiamento in terapia di coppiaCon la guida del terapeuta i partner sono incoraggiati ad aprirsi e comunicare onestamente, affrontando le difficoltà che impediscono alla relazione di crescere ed esprimere il proprio pieno potenziale. Nel susseguirsi delle sedute si costruisce insieme un ambiente sicuro e rispettoso, in cui esplorare sentimenti, obiettivi, stili, valori ed aspettative proprie e del partner. Lo scopo è introdurre nuove abilità e significati che consentano di accrescere intimità e fiducia, risolvere i conflitti ed aprire la coppia al cambiamento. La terapia di coppia è un’esperienza trasformativa in grado di migliorare la qualità della vita di ciascun partner e la sicurezza del legame.

Come funziona concretamente la terapia di coppia?

terapia di coppia come funzionaUna buona terapia di coppia delinea un percorso emotivamente intenso. A tratti difficile, è vero, ma sorprendente. Sono i significati che aggiunge al legame ed a chi ne fa parte, a sorprendere. Momenti che, in genere, coincidono con piccole e grandi spinte verso il cambiamento. Ciascuna seduta si svolge con entrambi i partner. Nella fase iniziale può essere talvolta utile disporre una seduta individuale con ciascun partner. Ciò permette di esplorare i vissuti personali, e fornire delle prime indicazioni sulla gestione efficace dei problemi.

Procedendo lungo la terapia di coppia diviene centrale esplorare le vicende relazionali precoci di ciascun partner. Guardare al modo in cui funzionava la propria famiglia di origine, e sé stesso in essa. E così capire come i comportamenti di oggi siano influenzati dalle prime relazioni familiari. Svincolare da alcuni equivoci interpersonali, rileggere le criticità da una prospettiva della complessità, sviluppare nuove modalità di contatto e problem solving.

imagery with rescriptingSiamo fatti di storie. Ed oltre le parole è possibile concedere al partner di entrare nelle memorie profonde che hanno costruito il proprio sé. Fra le relazioni che hanno generato le qualità e le ferite che ci accompagnano. Riparare vecchie sofferenze, riscrivere copioni che non si vogliono più vivere, ed arrivare ad una nuova intimità e comprensione.

Ciò generalmente avviene attraverso l’uso di tecniche avanzate di natura immaginativa ed esperienziale, come l’imagery with rescripting. Strumenti terapeutici che consentono di vivere un’esperienza potente ed autentica di sé stessi e dell’altro. Ciò aggiunge consapevolezza delle dinamiche interne alla relazione. Nuovi significati, fiducia ed amorevolezza verso sé stesso e l’altro, sbloccando modelli disfunzionali e circoli viziosi instauratisi nel tempo.

Difficoltà frequenti nella coppia

Spesso la motivazione a intraprendere una terapia di coppia è in una crisi intensa che pone a un bivio. Ciascun partner si sente intrappolato in dinamiche immutabili che conducono sempre allo stesso spiacevole risultato. In questi casi solitamente più tematiche si sovrappongono, finché in seduta non si rintracciano dei bisogni impliciti comuni. Obiettivi in grado di aggiungere significato, e riportare movimento. In altri casi la coppia può richiedere un intervento su specifiche aree problematiche.

Alcune delle difficoltà che spesso motivano alla terapia di coppia:

  • Difficoltà legate al contatto emotivo o sessuale
  • Ansia o paura per l’eccessiva distanza o vicinanza del partner
  • Gestione dei conflitti, rabbia, aggressività o passività
  • Divergenza di vedute rispetto al futuro
  • Valori opposti
  • Disaccordi legati alle famiglie di origine
  • Disaccordi nella genitorialità
  • Gelosia
  • Infedeltà
  • Sfiducia
  • Adozione
  • Gestione della separazione e divorzio

Il mio partner non vuole fare terapia di coppia, come convincerlo?

terapia di coppia come coinvolgere il partnerNon esiste un trucco per convincere il proprio partner a intraprendere una terapia di coppia, e anche esistesse probabilmente non sarebbe utile. Persuadere, forzare l’altro, e poi?

Una buona terapia di coppia ha bisogno della motivazione di entrambi e della trasparenza delle intenzioni di ciascuna parte attiva, terapeuta incluso. Se il tuo partner valuta invece la terapia di coppia come un’opportunità possibile, rispetto la quale si mostra però eccessivamente cauto, potrebbe risentire di timori comuni. La paura che la terapia di coppia possa peggiorare la relazione, che rappresenti una specie di tribunale mentale dove attribuire colpe, o che possa comportare più costi che benefici. In questo caso può essere d’aiuto dare al partner alcune informazioni essenziali, rassicurarlo o incoraggiarlo.

Alcuni suggerimenti utili:

  • Dà al tuo partner le informazioni di cui ha bisogno sulla terapia di coppia. Puoi inoltrare il link a questa pagina o ad altri articoli in cui approfondisco il percorso di coppia. Puoi fare un giro in libreria e proporgli una lettura specifica. Qualcosa di attuale che mostri in modo onesto cosa significhi fare terapia di coppia, cosa aggiunga alla propria vita e al legame, e quali timori non hanno ragione di esistere.
  • Mostrati motivato a lavorare su te stesso e sulla relazione. Genuinamente intenzionato ad affrontare ciò che oggi pone il legame in sofferenza, senza cadere nelle sterili trappole della colpa e del botta e riposta. Senza additare nè seguire il partner sulla via della polemica. Il primo passo è semplicemente capire cosa davvero stia accadendo. Quali siano i temi caldi, come si animano fra di voi in modo problematico, come gestirli o risolverli. Già una prima lettura della situazione da una diversa prospettiva, spesso ha effetti importanti su entrambi. Sorprende, costruisce fiducia, avvia piccoli cambi di paradigma che nel tempo possono permettere di guadagnare obiettivi più grandi. 
  • Sottolinea che la terapia cognitivo-comportamentale di coppia è un percorso che si costruisce insieme.
  • Spiega al tuo partner che il terapeuta è una figura neutrale e imparziale, che lavorerà con la coppia per raggiungere degli obiettivi comuni e concordati con entrambi.

Quali metodi terapeutici utilizzo?

Esistono diversi approcci alla terapia di coppia, ciascuno dei quali consiste di metodi e tecniche che la ricerca scientifica conferma efficaci in specifici ambiti o difficoltà. Il mio stile terapeutico si fonda sulla personalizzazione della terapia. Ciò significa ritagliare su misura il trattamento in base all’identità della coppia, alle difficoltà presenti ed agli obiettivi condivisi.

Metodo Gottman

terapia di coppia, il metodo GottmanUno dei più efficaci approcci alla terapia di coppia. Sviluppato da John e Julie Gottman, si basa su oltre 40 anni di ricerca e si concentra su quattro comportamenti chiave che minano la relazione: la critica, il disprezzo, la difesa e l’ostruzionismo.

Questo modello pone l’accento sulla creazione di relazioni durature e soddisfacenti. Non solo quindi risolvere conflitti, ma sviluppare comprensione reciproca, una comunicazione efficace e maggiori capacità di contatto emotivo.

Il metodo Gottman è altamente personalizzato. Ogni coppia ha esigenze e sfide uniche, alle quali la terapia deve adattarsi. Durante le sedute si lavora insieme per identificare le difficoltà specifiche, e sviluppare un piano d’azione personalizzato.

La ricerca sugli esiti mostra percentuali di successo particolarmente elevate¹ rispetto al miglioramento della qualità della relazione, e riduzione della probabilità di separazione.

Terapia cognitivo-comportamentale di coppia (CBT-C)

Terapia di coppia cognitivo comportamentalesi concentra sulla risoluzione dei problemi di coppia attraverso un approccio basato sulla modifica dei pensieri, emozioni e comportamenti disfunzionali. Questo tipo di terapia è particolarmente efficace perché si concentra sui meccanismi psicologici che sottendono alle dinamiche relazionali, individuando e affrontando le cause dei problemi.

Il percorso terapeutico di coppia prevede la partecipazione attiva di entrambi i partner, e l’acquisizione di nuove abilità relazionali. Ciascun partner impara a riconoscere e sostituire i pensieri negativi e disfunzionali con quelli più realistici e positivi, a gestire le emozioni negative, e modificare i comportamenti problematici.

La terapia cognitivo-comportamentale di coppia può essere utile in diverse situazioni, come la risoluzione dei conflitti, la gestione dello stress, la comunicazione, l’infedeltà e altre difficoltà che toccano la relazione. Anche questa forma di terapia non procede a braccio, ma seguendo solide basi scientifiche che ne determinano l’efficacia.²

Fonti Bibliografiche

¹ https://www.gottman.com/about/research/effectiveness-of-gottman-method/

² Hofmann, Asnaani et al, 2012, The Efficacy of Cognitive Behavioral Therapy: A Review of Meta-analyses

Dr Festo Terenzio calendario prenotazioniIl primo colloquio è uno spazio in cui iniziare a conoscerci, capire meglio cosa stai vivendo e farti un’idea del percorso terapeutico. Se senti che questo può essere il momento giusto, prenota il tuo primo incontro.

Le tue domande frequenti

La terapia di coppia è davvero utile o è solo l’ultima spiaggia?

Spesso ci si arriva un po’ in ritardo, è vero. Quando cioè la fatica è già tanta, è si è provato a parlare apparentemente in modo possibile. Ma non è un’ultima spiaggia, è semplicemente uno spazio diverso da quello in cui vi siete già bloccati più e più volte. Uno dei maestri più importanti che ho avuto, scriveva che quasi mai il vero problema è il problema in sé. Il più delle volte il vero problema è il modo in cui cerchiamo di risolverlo.

Se le stesse discussioni si ripetono un giorno dopo l’altro, nella mia esperienza di solito non è perché non ci si impegna abbastanza, ma perché usiamo sempre lo stesso modo di affrontarle. E il modo è molto più che il solo tono della voce o l’atteggiamento. Possono esserci dei contenuti caldi, e di solito ci sono. La terapia cambia il modo in cui vi incontrate su quei contenuti. A volte aiuta a ritrovarsi. A volte aiuta a capire che non è più possibile farlo. Ma in entrambi i casi può evitare di restare mesi o anni in una confusione che consuma e in un dolore che logora, senza restituire nulla di ciò di cui si avrebbe bisogno.

E se il terapeuta prende le parti di uno dei due?

Questa è una grande paura tipica, spesso in noi maschi. In una terapia di coppia ben condotta il terapeuta, letteralmente, lavora per capire come funziona la relazione tra voi due, e non per stabilire chi ha ragione o torto. Insomma la terapia di coppia può essere molte cose, ma non certo un tribunale mentale.

Può capitare che in certi momenti uno dei due si senta di più sotto i riflettori, certo, ma il terapeuta non è depositario di nessuna verità assoluta, proprio no. Ma può osservare e rimandare all’altro ciò che vede. Può aiutare a capire come davvero si arrivi a quei momenti caldi, e perché. Alcuni perché possono dare sollievo a entrambi, altri richiedere di imparare cose nuove, o scoprirle insieme.

Ma tornando alla domanda, la terapia deve essere uno spazio sufficientemente sicuro per entrambi. Non serve essere d’accordo su tutto, serve che entrambi possiate finalmente vedervi, e passo dopo passo sentirvi riconosciuti.

La terapia di coppia può peggiorare la situazione?

Può rendere le cose più chiare, e questo è per certo uno degli obiettivi generali che ci si pone. A volte all’inizio può spaventare, far faticare. Quando ci si accorge di poter dire cose che prima si evitavano, o si mettono a fuoco dinamiche profonde, può emergere tensione. Ma non significa che stiamo andando nella direzione sbagliata, è solo un passaggio.

Detto questo è importante essere onesti. Purtroppo non tutte le terapie funzionano. Non tutte le coppie riescono a utilizzare quello spazio, e non sempre le cose vanno come ciascun partner avrebbe desiderato.

Ma realisticamente, evitare di capire e parlare delle difficoltà, di solito porta solo più sofferenza. Un dolore cumulativo che mangia parti del legame e di sé stessi. Più vantaggioso per tutti, è piuttosto che quelle difficoltà abbiano finalmente un senso, e allora una direzione utile.

Serve iniziare solo quando la relazione è in crisi grave?

Aspettare troppo rende solo le cose più difficili. Molte coppie arrivano quando la distanza è già ampia, la fiducia compromessa, la comunicazione bloccata da tempo. Mentre quando iniziano a ripetersi alcune incomprensioni, quando ci si accorge che si comincia a perdere sintonia, a parlarsi senza litigare, allora l’intervento è spesso più semplice e rapido. Intervenire prima permette di lavorare con più margine, meno dolore accumulato e meno rigidità.

Cosa succede se uno dei due è poco motivato o scettico?

Anche questo è frequente. Spesso uno dei due arriva più convinto, l’altro più per provare, o non perdere la relazione. La motivazione non deve essere gigante sin dall’inizio, nessuno se lo aspetta. Solo, a volte può costruirsi, altre no. Quello che conta è che ci sia almeno una disponibilità minima a stare nello spazio, ad ascoltare, a provare e non chiudersi subito. A volte il partner più scettico, se non si sente attaccato o giudicato, inizia gradualmente a coinvolgersi. Altre volte resta distante. La terapia può aiutare anche a chiarire questo, non solo se la relazione funziona, ma anche quanto entrambi sono disposti a investirci. E questa è un’informazione importante.

Devo dire tutto in terapia, anche cose che potrebbero ferire il partner?

Più che tutto, ciò che può essere utile, nel modo in cui può essere ascoltato. Ma si lavora anche su questo, cioè
come portare contenuti delicati senza trasformarli in attacchi. A volte alcune cose hanno bisogno di essere dette. Ma hanno anche bisogno di essere contenute, tradotte, accompagnate, e in questo non sei lasciato/a solo, è parte dell’alleanza terapeutica.

Quanto tempo ci vuole per vedere dei cambiamenti reali?

Dipende da quanto la difficoltà è radicata, da quanto entrambi siete coinvolti e motivati, e da cosa state attraversando ma c’è una distinzione utile. I primi movimenti (sentirsi più capiti, interrompere alcune escalation) possono arrivare anche nelle prime sedute. Cambiamenti più profondi richiedono tempo, perché alcune difficoltà possono aver avuto tanto tempo per consolidarsi, ed essere nate già prima della coppia. Non sempre è un percorso immediato, ma nemmeno indefinito. Un buon segnale non sarà nel “non litighiamo più”, ma in un “litighiamo in modo diverso”. Se cambia il modo in cui vi incontrate nel conflitto, qualcosa si sta già muovendo.

Funziona anche se uno dei due ha già perso i sentimenti?

A volte quello che viene descritto come “non sento più nulla” è in realtà una chiusura protettiva dopo molta fatica, delusione, conflitti irrisolti. In altri casi, invece, il distacco è più stabile. La terapia può aiutare a capire anche questo, vale a dire c’è ancora uno spazio emotivo recuperabile?

Non sempre riaccende i sentimenti, ma può chiarire cosa è successo, e se esiste una strada. E anche quando non c’è, può aiutare a uscire da quella zona sospesa in cui si resta insieme senza esserci davvero.

E se il problema sembra essere soprattutto dell’altro, ha senso comunque venire?

Nella mia esperienza difficilmente in una coppia qualcosa accade per causa esclusiva di uno dei due partner, quindi sì, ha senso guardare insieme il problema o i problemi che riguardano la coppia. Molte persone giungono in terapia pensando: “se cambiasse lui/lei, andrebbe tutto bene.”. A volte è in parte vero, ma lavorare sulla relazione permette di vedere finalmente anche cosa succede tra voi. Come si mantengono certe dinamiche, dove ciascuno ha un certo margine di movimento. E soprattutto ti restituisce una posizione più attiva, dove non sei solo in attesa che l’altro cambi.

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