Il disturbo d’ansia sociale è una condizione psicologica caratterizzata da una paura marcata e persistente nei confronti di situazioni sociali o prestazionali, in cui si può essere esposti al giudizio degli altri. Secondo il DSM-5 (APA, 2013) per porre diagnosi è necessario che via sia:
- paura intensa o ansia in una o più situazioni sociali in cui è esposta al possibile giudizio altrui
- si tema di agire in modo tale da mostrare sintomi d’ansia, che saranno giudicati negativamente
- Le situazioni sociali temute provochino quasi sempre paura o ansia, o manifestarsi come panico
- Le situazioni sociali vengono evitate o affrontate con intensa paura o ansia.
- La paura o l’ansia siano sproporzionate rispetto alla minaccia reale
- La paura, l’ansia o l’evitamento siano persistenti, e durino tipicamente sei mesi o più, causando un disagio clinicamente significativo.
Il disturbo può essere specifico (es. paura di parlare in pubblico) o generalizzato, quando l’ansia si estende a un’ampia gamma di contesti interpersonali. L’ansia sociale è più diffusa di quanto si pensi: colpisce tra il 7% e il 13% della popolazione nel corso della vita, con esordio tipico in adolescenza e se non trattata una tendenza alla cronicizzazione.
Il test sull’ansia sociale Liebowitz Social Anxiety Scale (LSAS) è uno strumento accreditato in ambito scientifico internazionale, e ampliamente utilizzato in ambito clinico e di ricerca.
L’ansia sociale è caratterizzata dal timore del giudizio negativo dell’altro, nelle situazioni sociali o legate alla performance. Intense emozioni di ansia e vergogna possono nascere e riproporsi in circostanze specifiche, come parlare in pubblico, o generiche, come frequentare un gruppo di amici o conoscere persone nuove. Emozioni negative possono così iniziare a caratterizzare alcuni contesti interpersonali, lasciando esprimere anche sintomi fisici come sudorazione, tremori nella voce e nelle dita della mano, palpitazioni o nausea. Chi soffre d’ansia sociale, teme infatti che il giudizio negativo dell’altro divenga più probabile proprio a partire dalla manifestazione fisica delle proprie emozioni. Questo crea nel tempo la tendenza ad evitare le situazioni che attivano i sintomi. Gli evitamenti costituiscono tuttavia un potente fattore di mantenimento. In 
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