
Un attacco di panico è un’esperienza improvvisa e intensa di paura che coinvolge corpo e mente insieme. Chi lo vive spesso ha la sensazione che stia accadendo qualcosa di estremamente grave, come un infarto, uno svenimento, la perdita di controllo o la paura di impazzire. In realtà, per quanto spaventoso, l’attacco di panico in sé non è pericoloso. Durante un attacco, il corpo entra rapidamente in uno stato di allarme estremo, con un picco che di solito si raggiunge in pochi minuti. Possono comparire sintomi fisici molto intensi come tachicardia, fiato corto, tremori, vertigini, nausea o senso di irrealtà. Di solito sono accompagnati da pensieri catastrofici (“sto per morire”, “non ce la faccio”, “sto perdendo il controllo”). Proprio l’intensità e l’imprevedibilità di questi sintomi, rendono il panico così difficile da tollerare.
Nel Disturbo di Panico, come descritto dal DSM-5 (American Psychiatric Association, 2013), il problema non è solo l’attacco in sé, ma ciò che accade dopo. Alla prima esperienza spesso segue una forte preoccupazione che l’attacco possa ripresentarsi, o che abbia conseguenze gravi sul piano fisico o mentale. Questa paura porta molte persone a modificare il proprio comportamento: evitare luoghi, situazioni o attività percepite come rischiose, nel tentativo di prevenire nuovi episodi. Con il tempo, può instaurarsi un circolo vizioso: più si teme il panico, più il corpo rimane in allerta, aumentando la probabilità che i sintomi si ripresentino. È così che l’attacco di panico, da evento isolato, può trasformarsi in una difficoltà persistente che limita la vita quotidiana.
La diagnosi di Disturbo di Panico richiede sempre una valutazione clinica accurata, che tenga conto della storia della persona, e escluda cause mediche o l’effetto di sostanze. In questo percorso, strumenti come il test sugli attacchi di panico PDSS vengono utilizzati per valutare l’intensità dei sintomi e il loro impatto, ma rappresentano solo una parte del processo di comprensione clinica.
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