Vivere con un narcisista, come ci si sente?
Autore: Dott. Festo Terenzio
Cosa si prova a vivere con un narcisista? Il disturbo narcisistico di personalità tende a costruire un ambiente relazionale tossico, che compromette il benessere emotivo della famiglia e di intere reti sociali. Chi lo esprime, nella mia esperienza è carnefice e vittima allo stesso tempo. Ma accanto a questo ci sono partner, genitori o figli intrappolati in un sistema di vita che lascia segni profondi. Quanto segue è il contributo prezioso di alcuni membri del gruppo terapeutico di sostegno ai familiari di persone con disturbo narcisistico. Questa condivisione scritta a più mani offre una prospettiva intima delle sfide emotive che si incontrano in questi legami. Permette di riconoscersi in scenari, emozioni e reazioni comuni. E trova un’unica regola come base relazionale possibile, che coincide con la cura di sé. Per molte persone un aspetto scontato, naturale e irrinunciabile. Per altre, qualcosa che va imparato.
Il narcisismo e le sue forme
Il Disturbo Narcisistico di Personalità può esprimersi secondo diversi fenotipi, ciascuno dei quali presenta caratteristiche distintive. Fra i più comuni:
Il Disturbo Narcisistico di Personalità di tipo Grandioso si caratterizza per un’ipertrofia del senso della propria importanza personale, eccessivo bisogno di ammirazione, e mancanza di empatia verso gli altri (APA, 2013). Questi individui spesso appaiono sicuri di sé, carismatici, e possono raggiungere posizioni di potere e successo. Ma sotto questa superficie si cela il deficit dell’autostima; difficoltà nel rapporto con sé stesso e l’altro che espongono l’individuo al rischio probabile di caduta del funzionamento nei principali ambiti di vita.
Al contrario, il Disturbo Narcisistico di Personalità di tipo Vulnerabile esprime una maggior sensibilità alle critiche e un sentimento persistente di inadeguatezza. Questi soggetti possono apparire timidi o riservati, ma sono profondamente assorbiti da aspirazioni grandiose del sé, e spesso si sentono vittime delle circostanze o degli altri (Pinkus, 2010).
Una variante più estrema è il Disturbo Narcisistico di Personalità di tipo Maligno, che combina tratti narcisistici con caratteristiche antisociali e paranoiche. Questi individui sono spesso manipolatori, aggressivi e privi di rimorsi o empatia. Usano gli altri per i propri scopi, senza alcuna considerazione per il loro benessere (Kernberg, 1984).
Vivere con un narcisista
Contributo di A. e M.
Ogni riferimento personale è stato escluso o anonimizzato.
Vivere con un narcisista è estenuante, psicologicamente ed emotivamente.
Ci si sente sempre sotto pressione. Costretti a gestire bugie, manipolazioni, gaslighting, triangolazioni che coinvolgono familiari amici o figli, e quel continuo spostamento della colpa. L’incertezza. La perenne incertezza delle intenzioni dell’altro, e di come si tradurranno in svalutazione distacco o abuso. Alcuni di questi atteggiamenti all’inizio sembrano involontari, quasi innocenti. E a volte può rincuorare vedere nel narcisista un’apparente messa in discussione.
Ma poco dopo ci si rende conto di come sia strumentale per dimostrare un’apertura che realmente non esiste. Un modo di acquisire un vantaggio emotivo, ma in concreto nulla cambia, mai. Ed è allora che ci si accorge di come siano azioni il cui unico scopo è nutrire quel vorace senso della propria importanza personale che passa per il sottomettere l’altro fino alla sua totale resa.
Forse annientare l’altro non è il reale obiettivo del narcisista, ma è l’unica strada che conosce per soddisfare dei suoi bisogni. Per ottenere ciò che viene chiamato rifornimento narcisistico.
Nelle relazioni più intime come quelle familiari o di coppia, il narcisista vede l’altro per lo più come un oggetto che gli permette di ottenere quel prezioso rifornimento narcisistico. Funziona così, e non è nemmeno una questione personale. Non conta chi sia l’altro o cosa faccia per il narcisista. Per quanto triste è il disturbo a funzionare in questo modo. Una buona psicoterapia può aiutare molto ma dalle nostre storie abbiamo imparato che l’unica motivazione che può portare il narcisista in terapia nasce dalla perdita. La perdita di quell’immagine grandiosa nel lavoro, nel sociale, o nella famiglia.
E pur capendo di avere a che fare con un disturbo di personalità, se non si adottano precise cautele ci si può ritrovare per decenni a tentare disperatamente di correggere i loro atteggiamenti e comportamenti. Perché vivere con un narcisista, purtroppo, significa anche spendere un tempo infinito nel capacitarsi del fatto che nessuna discussione può mettere il punto su nulla. I problemi continuano solo a riproporsi, e di solito a breve giro.
Ed è così che ci si ritrova sempre in allerta. Per anticipare e contrastare, porre regole e limiti, smascherare bugie o almeno cercare di difendersi dalla sofferenza. Rende a volte inevitabile perfino adottare le loro stesse tecniche solo per guadagnare un minimo controllo. Il che non solo è inutile ma peggiora le cose, perché diviene per il narcisista un motivo in più di sfida. Aumenta il conflitto a livelli così alti da spazzare via ogni energia necessaria anche solo per le normali incombenze quotidiane.
Anche nel caso in cui si riesca a prevalere su un narcisista, si scopre presto che è davvero solo un’illusione. La reazione del narcisista può variare dalla rabbia all’assunzione del ruolo di vittima, al ritiro. Nessuna di queste risposte può gratificare chi le subisce. Quindi vivere con un narcisista è il brutto film di due infelicità che continuano solo a rendersi più infelici.
Agiscono come parassiti emotivi. Legano in un modo che esaurisce le risorse emotive dell’altro annientando il senso del proprio valore personale. Possono provare interesse e affetto per l’altro, ma sopra ogni cosa c’è il proprio interesse. I bisogni dell’altro e le conseguenze delle proprie azioni non sono importanti per un narcisista che deve ottenere qualcosa, non lo toccano.
I narcisisti possono essere affascinanti, intelligenti, talentuosi e persuasivi, e nella nostra esperienza hanno la strana capacità di suscitare empatia. Finchè non mostrano però inevitibabilmente il proprio opportunismo. Quella generosità quasi sempre condizionata al tornaconto personale. Nella storia di chi ha vissuto la stessa esperienza, ci accorgiamo che ogni narcisista tende a isolare l’altro sottraendogli tempo energie. Sono esperti nel mentire e incredibilmente preferiscono farlo anche quando è evidente che la verità sarebbe più vantaggiosa.
Raramente un narcisista è solo; l’altro gli occorre per ottenere il riflesso di quell’immagine di sé che così tanto desiderano. Vivere con un narcisista impone di confrontarsi con la loro natura estremamente competitiva e polemica. Non possono rinunciare ad attaccare opinioni contrarie alle loro, e reagiscono in modo estremo quando vengono messi davanti alle loro menzogne o comportamenti inappropriati. Forse perchè trovano impossibile assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Ma ad ogni modo possono essere tanto autodistruttivi quanto dannosi verso gli altri.
Ma nonostante spesso sembrino incoscienti di ciò che fanno, alcuni hanno una specie di consapevolezza solo intellettuale delle proprie azioni, e di come possano danneggiare gli altri. Ma semplicemente non ne sono toccati.
Essere gentili davanti ai maltrattamenti di un narcisista è una reazione tristemente comune, ma è frustrante perchè raramente viene ricambiata, e anzi tende a legittimare ulteriori abusi.
Avere il coraggio di imporre regole, confini ed imparare a mettere concretamente il proprio benessere al primo posto, è il primo passo per cambiare un sistema di cose altrimenti immutabile.
Narcisismo, supporto ai familiari e partner
Questo contributo descrive la sofferenza che può realizzarsi nella relazione con un individuo affetto da Disturbo Narcisistico di personalità.
Quasi mai il reale scopo del narcisista è in primo luogo danneggiare l’altro. Spesso accade invece che percepisca che l’altro gli ha calpestato i piedi, ostacolato i suoi interessi, e in sintesi minacciato il suo perennemente in bilico senso di sé. In questi frangenti la sua capacità di assumere la prospettiva dell’altro, cade, coperta dalla rabbia e dal bisogno di rivalsa. Lo scopo è tutelare la propria autostima, da sempre ferita. Anche l’aspetto manipolatorio, routine naturale nella gestione delle relazioni, fa parte di quelle strategie apprese come l’unico modo che nella sua esperienza, gli permettono di ottenere la relazione dall’altro.
Ma come nella fisica elementare, tutto è soggetto a cambiamento. E qualunque cosa può rimanere uguale a sé stessa finché non si confronta con condizioni ed eventi che urtano il sistema, e ne modificano il funzionamento.
D’altra parte un’organizzazione narcisistica patologica non può essere risolta dall’intenzione di un partner o di un figlio, perché è un disagio che non nasce in quelle relazioni. Chi è coinvolto nella relazione può però prendere una distanza critica. Chiedersi realisticamente a che punto sia la propria vita, e fare delle buone scelte per sé stessi. Questo, di solito, è il modo in cui cambiano le regole del sistema, obbligando chiunque ne faccia parte a rivedere i propri schemi, non più efficaci.
American Psychiatric Association. (2013).
Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.)
Pincus, A. L., & Lukowitsky, M. R. (2010). Pathological Narcissism and Narcissistic Personality Disorder. Annual Review of Clinical Psychology, 6, 421–446
Kernberg, O. (1984). Severe personality disorders: Psychotherapeutic strategies. Yale University Press.
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