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Un uomo e una donna sofferenti, si stringono le mani separati da una porta socchiusa. Metafora di un legame che genera sofferenza.

Psicoterapia per la dipendenza affettiva

Il percorso terapeutico a Roma Balduina e online

Qui puoi trovare informazioni scientificamente aggiornate sulla dipendenza affettiva e su come la psicoterapia possa aiutarti a comprenderla e affrontarla. Potrai orientarti meglio sul mio modo di lavorare, in studio a Roma Balduina oppure online, e capire se in questo momento un primo colloquio possa esserti di aiuto.

Quando si vive una relazione intensa ma dolorosa, distinguere ciò che accade davvero tra due persone, da ciò che si muove dentro di sé, può divenire difficile. Perfino quando il partner è chiaramente distante, svalutante o abusante, qualcosa può spingere a restare. Così si cerca di capire, giustificare, resistere, perché accanto alla sofferenza a volte c’è anche il bisogno assoluto di non perdere quel legame. E questo è il conflitto che divide la persona, ostacolando qualunque decisione. Da una parte si riconosce il costo emotivo della relazione, ma l’altra si continua a investire energie sperando che qualcosa cambi. E nel tempo l’attenzione si sposta sempre più sull’altro, mentre i propri bisogni perdono sempre più peso. 

Chiedersi se si tratti di amore o dipendenza affettiva è una domanda che può spaventare. Portare con sé il timore che capire non basti comunque a cambiare le cose. Ma proprio per questo non è necessario affrontarla da soli. La relazione terapeutica insegna a ridurre e gestire quelle sensazioni già fisiche ed emotive che spaventano e immobilizzano, ritrovando un passo alla volta una vera scelta. E in fondo sé stessi.

Quando la dipendenza affettiva diviene patologica?

Ogni relazione importante implica un certo grado di dipendenza. Il bisogno dell’altro, il desiderio di vicinanza, la fiducia che si costruisce nel tempo, sono aspetti che fanno parte dell’amore. La dipendenza affettiva diventa problematica quando il bisogno diventa imperativo, e il proprio valore o senso di sicurezza dipendono prevalentemente dalla relazione.

Allora il legame perde reciprocità, e tutto si riduce a non perdere la relazione. È dipendenza affettiva patologica quando il legame appare irrinunciabile nonostante la sofferenza, svalutazione o perdita di autonomia. Relazioni disfunzionali con partner di solito emotivamente distanti, fragili o maltrattanti, in cui l’annullamento di sé diventa l’unico mezzo per mantenere il legame (Pugliese, 2019).

donna dall'espressione triste.

Sintomi psicologici ed emotivi

Chi vive una dipendenza affettiva patologica si confronta con sintomi emotivi così intensi, da rendere apparentemente impossibile interrompere la relazione, pur riconoscendo che causa grande sofferenza. L’altro diventa il centro assoluto, mentre i propri bisogni vengono messi da parte. Si cerca amore, approvazione, presenza, ma si riceve solo distanza, svalutazione o ambiguità. Altre caratteristiche tipiche della dipendenza affettiva patologica sono:

  • costante paura di essere abbandonati o lasciati soli
  • senso di insicurezza, colpa o autosvalutazione se l’altro si allontana
  • difficoltà a chiudere la relazione anche quando genera grande sofferenza
  • tendenza a giustificare comportamenti abusanti o manipolatori
  • ricerche ripetute di legami simili, anche dopo una rottura
Donna seduta in terra, l'immagine evoca lo sconforto e la tristezza paura vuoto tipici della dipendenza affettiva patologica

Spesso si alternano momenti di idealizzazione e disperazione, con pensieri intrusivi, ansia e rabbia fuori controllo. Il desiderio di cambiare la relazione convive con la paura di perderla, in una tensione interna estenuante.

Anche il corpo parla: i sintomi fisici della dipendenza affettiva

Quando si vive a lungo in uno stato di tensione, paura dell’abbandono e incertezza emotiva, anche il corpo ne risente. Lo stress diventa cronico, e il sistema nervoso resta in uno stato di attivazione continua. Tra i sintomi fisici della dipendenza affettiva più frequenti si osservano:

  • disturbi del sonno – difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti, incubi
  • mal di testa, tensione muscolare, senso di costante allerta
  • alterazioni dell’appetito – calo o aumento marcato
  • disturbi gastrointestinali – nausea, crampi, colon irritabile
  • aumento del cortisolo e altre alterazioni ormonali da stress prolungato

Perché si resta in una relazione che ci fa soffrire?

Uscire da una relazione che provoca dolore può apparire semplice, dall’esterno, ma per chi vive una dipendenza affettiva patologica non lo è affatto. Non si tratta di mancanza di volontà o incapacità di vedere la realtà. Più spesso quella relazione attiva bisogni profondi e antiche ferite relazionali, che hanno modellato il modo in cui si vive l’amore e il proprio valore personale.

Durante lo sviluppo ciascuno di noi costruisce alcuni scopi fondamentali. Priorità spesso poco consapevoli nell’età adulta, che orientano il modo di stare nelle relazioni. Nella dipendenza affettiva questi scopi possono diventare assoluti, e vengono perseguiti anche a costo di tollerare il dolore, di una continua svalutazione o perdita di sé. Tra gli scopi più frequenti:

Bambina accucciata in terra, l'immagine evidenzia un link fra passato e presente, e gli scopi presenti nel dipendente affettivo tipico
  • non sentirsi soli o abbandonati
  • sentirsi degni e riconosciuti
  • dimostrare di poter curare o salvare l’altro

Il paradosso è che questi bisogni vengono spesso inseguiti proprio attraverso partner emotivamente distanti, svalutanti o maltrattanti, rendendo di fatto impossibile la loro soddisfazione. Si crea così un incastro relazionale che tende a riprodurre legami precoci dolorosi, nel tentativo inconsapevole di ripararli. Più studi autorevoli hanno evidenziato una correlazione significativa tra esperienze di trauma complesso, maltrattamento infantile e una maggiore vulnerabilità allo sviluppo di forme di dipendenza affettiva patologica.

Test Online

Se vuoi, svolgi il test sulla dipendenza affettiva patologica, per avere una prima indicazione. Per un uso etico, ricorda che un singolo test in nessun modo costituisce diagnosi. Solo un colloquio con un professionista può fornire una valutazione valida.

Come funziona la dipendenza affettiva patologica?

modello grafico che spiega il funzionamento della dipendenza affettiva patologica
Nella dipendenza affettiva patologica, il bisogno di sentirsi amati, necessari e scelti dal partner diventa uno scopo imperativo. Non si tratta di un desiderio come altri, ma di una priorità interna che tende a organizzare pensieri, emozioni e comportamenti, soprattutto quando il partner è emotivamente distante, fragile o maltrattante.

La mente umana funziona orientandosi verso scopi. Obiettivi emotivi che possono essere momentanei, oppure profondi e allora spesso radicati nelle prime esperienze relazionali. Quando uno scopo diventa dominante, tutto il resto tende a disporsi attorno ad esso. Nella dipendenza affettiva patologica, questo processo conduce a uno stallo interno che mantiene il legame.

Da un lato è fortemente attivo lo scopo disfunzionale di ottenere amore e riconoscimento proprio da quel partner che li nega, o li concede in modo intermittente. Dall’altro lato è presente lo scopo sano di proteggersi, chiudere la relazione, allontanarsi dal dolore, che però viene vissuto come troppo minaccioso. L’idea della separazione evoca un’angoscia percepita come insopportabile, spesso più intensa del dolore quotidiano della relazione stessa.

Per ridurre questa angoscia, la mente tende allora a cercare nuovamente il partner, alimentando l’illusione che qualcosa possa finalmente cambiare. Questo movimento risolve temporaneamente lo stallo, offrendo un sollievo momentaneo. Ma è proprio questa illusione a riattivare il ciclo. Più si resta, più aumentano dipendenza, autosvalutazione e vissuti depressivi, rafforzando il legame anziché scioglierlo.

Il ciclo dell’abuso, quando tutto si ripete

In alcune relazioni segnate da dipendenza affettiva patologica, soprattutto quando sono presenti dinamiche abusanti o fortemente svalutanti, può comparire un andamento ciclico ricorrente.. Si attraversa una fase di aumento della tensione, dove il partner impone limiti e restrizioni per controllare l’altro. La tensione culmina nella fase dell’abuso, che può assumere varie forme. A questa segue una fase di riconciliazione che invariabilmente riporta a un aumento della tensione, perpetuando il ciclo dell’abuso (Walker, 1979). 

ciclo dell'abuso nella dipendenza affettiva patologica

1. Fase di crescita della tensione

Aumentano le incomprensioni, i silenzi o i controlli. Il partner impone limiti, si mostra critico, svalutante o emotivamente distante. Si ha la sensazione di camminare su gusci di uova, temendo che qualcosa possa esplodere da un momento all’altro.

immagine domestica di una coppia sul divano che vive il silenzio e la tensione della fase 1

2. Fase dell’abuso

Il partner scarica la tensione accumulata attraverso atti di abuso psicologico, emotivo, fisico, sessuale o economico. Gli episodi di aggressività sono in genere imprevedibili, intensi e sproporzionati.

L'immagine raffigura una coppia in lite, e la fase 2 del ciclo dell'abuso
  • Abuso emotivo: ricorrenti critiche, umiliazioni, insulti che nel tempo hanno lo scopo di minare il valore di sé.
  • Abuso psicologico: intimidazioni o minacce volte a incutere paura nella vittima. Diversamente dall’abuso emotivo ci si serve della paura, e lo scopo è invece minare la percezione di sicurezza che la vittima ha in sé e negli altri.
  • Violenza fisica: sovrastare fisicamente, costringere nei movimenti o in uno spazio, rompere oggetti per intimidire, schiaffeggiare, picchiare, minacciare con armi.
  • Violenza sessuale: contatti fisici non graditi, comportamenti sessuali umilianti, molestie, stupro.
  • Violenza economica: impedire di ottenere una propria indipendenza economica, costringendo la vittima a dipendere dal partner per sopravvivere.

Queste forme di abuso e violenza sono tipiche della dipendenza affettiva patologica e 
non hanno a che fare con l’amore,
non sono causate dal “troppo amore”,
non avvengono mai per errore.

3. Fase della riconciliazione

L’abusante finge che nulla sia accaduto, minimizza, banalizza la violenza o mostra pentimento attraverso scuse, promesse di cambiamento e comportamenti affettuosi. In questa fase pur di non perdere la relazione potrebbe prevalere in te l’illusoria speranza che non accada più, o che in futuro si possa risolvere. A questo momento segue la fase luna di miele, in cui le cose sembrano andare meglio. Ma a breve il ciclo si riavvierà identico a sé stesso, come un brutto film già visto.

uomo che cerca di farsi perdonare inginocchiato davanti alla propria partner, come da fase 3 tipica del ciclo dell'abuso

Test Online

Il test sull’abuso emotivo può esserti d’aiuto nel riconoscere quei segni di violenza emotiva o psicologica che spesso si nascondono nel quotidiano. Questo strumento può fornirti delle prime indicazioni, ma per un uso etico ricorda che un singolo test in nessun modo fornisce diagnosi. Solo un professionista può offrirti una valutazione valida, e un orientamento adeguato.

La psicoterapia per la dipendenza affettiva

Riconoscere che una relazione è tossica o disfunzionale, da solo, raramente basta per riuscire a separarsene. Chi vive una dipendenza affettiva patologica conosce bene la forza del bisogno dell’altro, il senso di colpa, la paura della solitudine e l’angoscia che emerge al solo pensiero di allontanarsi. Proprio per questo la psicoterapia rappresenta uno spazio fondamentale in cui fermarsi, comprendere e prendersi cura di ciò che tiene bloccati. Il percorso terapeutico non impone decisioni né soluzioni immediate. Lavora piuttosto nel rendere più tollerabili le emozioni che mantengono lo stallo, nel comprendere gli scopi relazionali che orientano le scelte e nel costruire, gradualmente, una maggiore sicurezza interna. In questo modo diventa possibile recuperare confini più chiari, riconoscere i propri bisogni e interrompere i cicli che alimentano dipendenza e autosvalutazione.

Il trattamento cognitivo-comportamentale per la Dipendenza Affettiva Patologica (CBT-DAP) è pensato per affrontare queste specifiche dinamiche. Non si tratta semplicemente di chiudere una relazione, ma di sviluppare un modo diverso di stare nei legami e, prima ancora, con se stessi.

Fonti bibliografiche

Pugliese, E., Saliani, A. M., & Mancini, F. (2019). Un modello cognitivo delle dipendenze affettive patologiche. Psicobiettivo, 1, 43-58. DOI:10.3280/PSOB2019-001005

Walker, L. E. (1979). The Battered Woman. Harper & Row. ISBN: 006014582X; 9780060145828

un buon testo aggiornato dall’autrice, che include il ciclo dell’abuso come parte del costrutto:
Walker, L. E. A. (2009). The Battered Woman Syndrome (3rd ed.). Springer Publishing Company. ISBN: 0826143156; 9780826143150.

Primo colloquio psicologico

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Le tue domande frequenti

Se non vedo disponibilità in calendario, cosa posso fare?

In alcuni periodi potresti non trovare immediata disponibilità in calendario, ma non significa che per l’intero mese non vi sarà spazio. Nuove disponibilità tornano di solito accessibili entro pochi giorni. Nel caso, ti suggerisco quindi di controllare a breve giro durante i giorni a venire.

Se desideri ricevere informazioni più precise sui tempi di attesa, o hai ricevuto indicazione di terapia presso di me da un servizio territoriale, ente o specialista, sentiti nella possibilità di scrivermi usando WhatsApp come canale privilegiato. Non appena potrò sarà mia cura risponderti.

Quanto dura un percorso per la dipendenza affettiva?

Dipende da molte variabili, tra cui la tua storia, il momento in cui ti trovi e i tuoi obiettivi. Alcune persone trovano beneficio già nei primi colloqui; altre scelgono di intraprendere un percorso più profondo. Si costruisce insieme, passo dopo passo.

Posso fare terapia anche se non ho ancora chiuso la relazione?

Sì, non è affatto necessario aver già preso una decisione per iniziare un percorso terapeutico. La terapia non serve a stabilire cosa si dovrebbe fare, né forzare scelte per le quali non ci si sente pronti. Serve prima di tutto a prendersi cura di sé.

Quando una relazione è motivo di sofferenza, confusione o smarrimento, lavorare in terapia permette di comprendere meglio ciò che si sta vivendo, riconoscere i propri bisogni, ritrovare confini più chiari e sviluppare risorse interne di sicurezza e stabilità. In questo senso, l’obiettivo iniziale non è chiudere o restare, ma ritornare a sé stessi.

Le decisioni, se e quando arrivano, diventano una conseguenza di un maggiore contatto con ciò che si sente e con ciò che fa davvero bene, non un punto di partenza imposto.

Approfondimenti

Se vuoi approfondire alcuni aspetti specifici della dipendenza affettiva, qui trovi contenuti dedicati che possono aiutarti a comprendere meglio come funziona e cosa puoi fare. Se stai cercando uno psicologo a Roma Balduina o un percorso di psicoterapia online, puoi avere maggiori informazioni visitando le pagine dedicate.