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Il percorso di psicoterapia per il disturbo di panico

Il percorso di psicoterapia per il disturbo di panico

a Roma Balduina e online

In questa pagina puoi trovare informazioni scientificamente aggiornate sul disturbo di panico, e su come la psicoterapia possa aiutarti a superarlo. Potrai orientarti meglio sul mio approccio e capire se, in questo momento, un primo colloquio possa esserti d’aiuto.

L’improvvisa ondata di paura intensa, il cuore che batte forte, la sensazione di non riuscire a respirare, perdere il controllo, morire. La maggior parte delle persone ha esperienza lungo la propria vita, di almeno un episodio simile. Ci sono momenti in cui diversi stressor si accumulano, e ci sentiamo sotto attacco da più fronti. In questi casi un attacco di panico può essere percepito come una reazione naturale, e con il tempo dimenticato. Ma a volte l’intensità dei sintomi, la nostra sensibilità all’ansia e altre variabili, possono consolidare un’esperienza in cui la paura inizia a dominare il proprio quotidiano. E il timore persistente di avere un altro attacco di panico può portare a cambiare le proprie abitudini, ed evitare luoghi e situazioni per stare al sicuro. Solo se vi è questo timore persistente e intenso che limita il tuo funzionamento, si parla di disturbo di panico. Ma una condizione ben curabile attraverso la terapia cognitivo comportamentale. Il percorso psicologico ti aiuta a interrompere il circolo vizioso del panico, ritrovando autonomia e la libertà di vivere la tua vita.

I sintomi del disturbo di panico

Un attacco di panico coglie all’improvviso, senza una causa apparente. In pochi minuti la paura si fa intensa e il corpo reagisce come se fosse in pericolo, anche se non c’è una minaccia reale. Può manifestarsi con palpitazioni, sudorazione, tremori, senso di soffocamento, dolore al petto o vertigini. A volte si avverte una sensazione irreale, come se si fosse distaccati da sé stessi o dall’ambiente, oppure si ha paura di perdere il controllo, impazzire o morire.

Sintomi del disturbo di panico secondo il DSM 5

Il manuale diagnostico (DSM-5) descrive un attacco di panico come un picco improvviso di paura o disagio intenso, accompagnato da almeno quattro di questi sintomi:

  • Palpitazioni o battito accelerato
  • Sudorazione e tremori
  • Respiro corto o sensazione di soffocamento
  • Dolore o fastidio al petto
  • Nausea o disturbi addominali
  • Vertigini, senso di svenimento o “testa leggera”
  • Brividi o vampate di calore
  • Torpore o formicolio (parestesie)
  • Derealizzazione o depersonalizzazione
  • Paura di perdere il controllo, impazzire o morire

Se questi attacchi si ripresentano condizionando la tua vita con la paura costante che possano tornare, o il bisogno di evitare luoghi o situazioni, si può parlare di disturbo di panico. Perchè si possa diagnosticare il disturbo di panico gli attacchi di panico devono quindi ricorrere inaspettati, e essere seguiti da un periodo di almeno un mese in cui il timore di ulteriori episodi porti dei cambiamenti negativi nella tua vita, come l’evitamento di luoghi o persone.

Test Online

Se vuoi, svolgi il test sul Disturbo di panico per avere una prima indicazione. Per un uso etico, ricorda che un singolo test in nessun modo costituisce diagnosi. Solo un confronto con un professionista può fornire una diagnosi valida, e adeguate indicazioni per il trattamento.

Perchè continuo ad avere attacchi di panico?

Il disturbo di panico non dipende solo dagli attacchi in sé, ma soprattutto da quanto intensamente inizi a temerli. Il disturbo di panico ha un funzionamento tipico e ben documentato a livello scientifico. Capirlo ti sarà di aiuto perchè ciò che è misterioso spaventa sempre di più, di ciò che iniziamo invece a conoscere.

Dopo un episodio di panico può svilupparsi a volte un’ansia anticipatoria. Una tensione costante che l’attacco di panico si ripresenti. Si tratta di paura della paura. Ricorda queste parole, paura della paura. Per questo il corpo rimane costantemente in allerta, e la tua attenzione si sposta sempre più su di esso, alla ricerca di segnali di pericolo dai quali proteggersi. Si chiama automonitoraggio. Un battito più veloce, un capogiro, un respiro corto, viene interpretato come il probabile inizio di qualcosa di terribile.

Una persona piegata sulle gambe in strada, con i sintomi tipici dell'attacco di panico

Per proteggersi, molte persone iniziano a evitare situazioni o luoghi. Supermercati, mezzi pubblici, file, ambienti chiusi o affollati. Si chiama evitamento fobico. A volte, si esce di casa solo se accompagnati, si portano con sé farmaci nel caso servano, si cerca costantemente un’uscita di sicurezza o un luogo percepito come sicuro. Questi sono comportamenti protettivi, strategie di sicurezza per cercare di controllare l’ansia. Ma paradossalmente ti confermano l’idea che il panico sia pericoloso, e soprattutto che tu sia debole e non in grado di controllarlo e gestirlo. Questo amplifica il problema. È così che si crea e mantiene un circolo vizioso. Agire su più fronti e in modo sistematico, è allora parte di ciò che avviene in terapia.

Da dove nasce?

Non esiste una causa unica che spieghi l’insorgenza del disturbo di panico, ma più fattori che in psicoterapia vengono indagati nelle prime fasi del percorso. 

Lo stress psicologico può giocare un ruolo importante: conflitti familiari o lavorativi, cambiamenti significativi, lutti, responsabilità improvvise o difficili da sostenere. Anche alcune transizioni di vita come l’ingresso nell’età adulta, la nascita di un figlio, un trasferimento, possono rappresentare momenti critici.

Uomo chiuso in camera in atteggiamento riflessivo. L'immagine evoca l'isolamento sociale, ma anche la naturale riflessione sulle cause del disturbo che si sta vivendo.

Lo stress fisico come una malattia, mancanza di sonno o l’uso di sostanze (caffeina, alcol, cannabis), può indebolire le risorse del corpo e aumentare la vulnerabilità agli attacchi.

Esistono poi fattori predisponenti individuali. Alcune persone tendono a essere più sensibili all’ansia, o interpretano in modo catastrofico segnali corporei innocui come un’accelerazione del battito, o un senso di instabilità. L’iperventilazione è spesso presente, e anche se puoi non accorgertene accentua le sensazioni fisiche che contribuiscono a innescare l’attacco.

Le attuali evidenze scientifiche suggeriscono inoltre un ruolo importante del trauma complesso, o trauma dell’infanzia, nell’eziologia del disturbo di panico. Questa ampia meta analisi indica come persone che abbiano subito traumi infantili mostrino il doppio delle probabilità di sviluppare un disturbo di panico. Comprendere cosa ha facilitato l’insorgenza del panico serve a poter lavorare in terapia, avendo ben chiari i bersagli terapeutici utili.

E se non fosse un disturbo di panico?

La diagnosi differenziale è molto importante perché da solidi studi pluridecennali su ampi campioni di persone, sappiamo che il disturbo di panico si presenta in frequente comorbidità con altri disturbi. Questo aspetto deve essere ben valutato nell’iniziale progetto di intervento del terapeuta, perché decide anche del buon esito.

  • Ansia sociale: il panico si manifesta in contesti in cui si teme di essere giudicati, osservati, umiliati.
  • Agorafobia: fino a non molto tempo fa si parlava di panico con agorafobia, come se il panico necessariamente causasse l’agorafobia, e beneficiasse in fondo del medesimo trattamento. Oggi sappiamo che sono due condizioni distinte che necessitano di interventi specifici. Può esserti utile approfondire.
  • Fobia specifica: gli attacchi si verificano solo in presenza di determinati stimoli (es. ascensori, aerei, animali, sangue, ecc.).
  • Disturbo post-traumatico da stress (PTSD): il panico viene innescato dal ricordo di un evento traumatico.

Come posso aiutarmi davvero?

Quando si soffre di disturbo di panico, specie se non si interviene precocemente, è facile scoraggiarsi. Gli attacchi arrivano, travolgono e sembrano incontrollabili. Eppure, esistono piccoli gesti, attenzioni quotidiane, scelte che possono fare la differenza. Più che combattere l’ansia, si tratta di iniziare a riportare controllo dove, e nel modo che realmente ti è utile.

L'immagine riporta la scritta nessuna paura, poiché la paura e ansia anticipatoria ha un ruolo primario nel disturbo di panico
  • Informarsi: capire cos’è il disturbo di panico è il primo modo per ridurne il potere. Le sensazioni che provi non sono pericolose, e non significano che stai impazzendo. Sono risposte fisiologiche, amplificate da interpretazioni catastrofiche apprese nel tempo.
  • Imparare a respirare: so già farlo, potresti pensare, per questo sono ancora vivo 🙂 ma in realtà si tratta di imparare a regolare il respiro, rallentarlo, usarlo per regolare la propria emotività. E purtroppo non è un’abilità con la quale nasciamo. Somiglia più a un piccolo lavoro di regolazione neurofisiologica, sul quale in terapia si lavora in modo accurato e su più fronti. La respirazione controllata riduce l’iperventilazione, abbassa i sintomi fisici e aiuta a rimanere presenti.
  • Muoversi: l’esercizio fisico regolare aiuta il sistema nervoso a uscire dallo stato di allerta cronico. Non serve molto, camminare, allungarsi, uscire all’aria aperta. Il corpo deve ricordare che può stare bene.
  • Coltivare legami: l’isolamento alimenta la paura. Parlare con qualcuno può spezzare il ciclo dell’ansia. Siamo fatti per stare in relazione, non per difenderci da tutto, e da soli.
  • Non evitare sempre: ogni volta che resti in una situazione che ti spaventa senza scappare, anche solo per un minuto in più, rompi un pezzo del meccanismo del panico. Riguadagni un pezzo di te, ricordalo. È lì che inizia il cambiamento.

La terapia cognitivo-comportamentale è raccomandata nelle principali linee guida internazionali per il disturbo di panico, per la sua efficacia dimostrata nel tempo. Consulta le raccomandazioni ufficiali del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), e dell’American Psychological Association (APA).

Il trattamento terapeutico del Disturbo di panico

Davvero la terapia può aiutarmi? È naturale farsi questa domanda, specie davanti alla realtà concreta dei sintomi che ogni giorno potrebbero rincorrerti. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) ha solidi dati di efficacia sul Disturbo di panico. Studi clinici e consistenti meta analisi mostrano che in circa l’80 % dei casi, una serie di 12–16 sedute può portare a una netta riduzione o alla scomparsa degli attacchi di panico, con benefici che si mantengono nel tempo.

Il percorso di psicoterapia per il disturbo di panico.

La CBT combina:

  • Psicoeducazione: capire cosa succede nel corpo e nella mente, riconoscendo i pensieri catastrofici.
  • Ristrutturazione cognitiva: imparare gradualmente a sfidare pensieri e sensazioni spiacevoli, sostituendole attraverso l’esperienza concreta con pensieri più realistici e normalizzanti.
  • Esposizioni interocettive e in vivo: affrontare gradualmente le sensazioni fisiche e le situazioni temute, per scoprire che sono tollerabili e non pericolose. Questo avviene sia in terapia, che nelle situazioni temute del quotidiano.

Nel trattamento, quando necessario, si può anche integrare l’uso di farmaci (come SSRI o SNRI), soprattutto se i sintomi impediscono di iniziare la terapia. Tuttavia, molti studi indicano che il supporto che dura nel tempo viene proprio dalla CBT, anche senza farmaci.

Fonti Bibliografiche

American Psychiatric Association (2013), DSM-5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. Milano: Raffaello Cortina, 2014

Barlow, David H., et al. “Cognitive-behavioral therapy, imipramine, or their combination for panic disorder: A randomized controlled trial.” Jama 283.19 (2000): 2529-2536.

Gragnani e Mancini, (2010). Il disturbo di panico e l’agorafobia. In C. Perdighe &
F. Mancini (Eds), Elementi di Psicoterapia Cognitiva (2 nd edition) (pp 91-114). Roma:
Giovanni Fioriti Editore s.r.l.

Gragnani, Paradisi e Mancini, Un modello cognitivo del disturbo di panico e dell’agorafobia. Aspetti psicopatologici e trattamento in “PSICOBIETTIVO” 3/2011, pp 36-54, DOI: 10.3280/PSOB2011-003003

Tabella comparativa sui dati di efficacia dei diversi apporcci terapeutici nel disturbo di panico (dati completi di fonti sulle meta analisi)

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Le tue domande frequenti

Se non vedo disponibilità in calendario, cosa posso fare?

In alcuni periodi potresti non trovare immediata disponibilità in calendario, ma non significa che per l’intero mese non vi sarà spazio. Nuove disponibilità tornano di solito accessibili entro pochi giorni. Nel caso, ti suggerisco quindi di controllare a breve giro durante i giorni a venire.

Se desideri ricevere informazioni più precise sui tempi di attesa, o hai ricevuto indicazione di terapia presso di me da un servizio territoriale, ente o specialista, sentiti nella possibilità di scrivermi usando WhatsApp come canale privilegiato. Non appena potrò sarà mia cura risponderti.

Gli attacchi di panico sono pericolosi per la salute fisica?

No, anche se sembrano spaventosi, in genere non sono pericolosi per la salute fisica. Un consulto con il tuo medico di famiglia è sempre necessario, ma se non vi sono condizioni pregresse non portano a infarti, svenimenti o follia. Si tratta di reazioni acute di ansia che i nostri stessi timori amplificano, ma non mettono a rischio la vita. Abbi fiducia in te stesso, o te stessa, nella tua motivazione a uscirne, e nella terapia.

Devo prendere farmaci per curare il panico?

La terapia cognitivo-comportamentale da sola è in genere sufficiente e ha effetti duraturi. In alcuni casi, i farmaci (come gli antidepressivi SSRI) possono essere utili per iniziare, soprattutto se i sintomi sono molto intensi o se il disturbo è stato a lungo trascurato. La scelta dipende dalla tua situazione, ed è di solito valutata secondo un approccio integrato dal terapeuta e dal medico curante.

Quanto dura un percorso terapeutico per il panico?

Ogni persona è diversa, ma molti percorsi risultano efficaci già in 12–16 incontri. In altri casi il lavoro può proseguire più a lungo, soprattutto se il disturbo è associato ad altre difficoltà. L’importante è che la terapia sia personalizzata, rispettosa dei tuoi tempi e orientata a farti tornare nel più breve tempo possibile libero/a di vivere.

Il disturbo di panico può davvero guarire?

Sì, il panico non è una condanna. Con il giusto supporto puoi interrompere il meccanismo che lo alimenta, imparare a gestire l’ansia e tornare a vivere. Migliaia di persone in questo stesso momento stanno pensando di aver superato il panico. Che non lo avrebbero creduto possibile prima di iniziare il loro percorso, e che lottare e scommettere su di sé è stata la cosa migliore che abbiano mai fatto. Può succedere anche a te, un passo alla volta.

Approfondimenti

Se vuoi approfondire aspetti specifici del disturbo di panico, qui trovi contenuti dedicati che possono aiutarti a comprendere meglio come funziona, e cosa puoi fare. Se stai cercando uno psicologo a Roma Balduina o un percorso di psicoterapia online, puoi avere maggiori informazioni visitando le pagine dedicate.